La preghiera del mattino
Tu quoque Zapatero?
Scrive Benedetta Perilli su Repubblica:
«Oltre cento pezzi, tra collier, anelli, orecchini di alta gioielleria e orologi di lusso, sono stati ritrovati in una cassaforte nello studio privato a Madrid dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, perquisito dagli agenti della polizia spagnola nell’ambito dell’inchiesta sulle anomalie nel salvataggio con finanziamenti pubblici della compagnia aerea Plus Ultra. Il socialista – vicinissimo al presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez – risulta indagato per i presunti reati di organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale in quello che i magistrati hanno definito un sistema di corruzione, con legami con il Venezuela chavista, che aveva l’ex leader a capo. Zapatero ha negato ogni coinvolgimento».
Questa, in estrema sintesi, la notizia che riguarda Zapatero, primo ministro socialista della Spagna dal 2004 al 2011. Le accuse sono pesanti – pare che l’ex premier fosse in procinto di scappare in Venezuela –, ma tutte ancora da provare.
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Scrive El Mundo, pubblicando un video della manifestazione di sabato:
«A Madrid migliaia di persone chiedono le dimissioni di Sánchez e l’arresto di Zapatero in una marcia sostenuta da Vox e dal Partito popolare».
La vicenda Zapatero ha riflessi sul governo Sánchez, un esecutivo tenuto insieme col mastice. Se a ciò si aggiunge che alle ultime elezioni regionali il Psoe è uscito sconfitto e che la stessa moglie del premier, Begoña Gómez, il fratello, David Sánchez, e altri alti dirigenti socialisti sono implicati in alcuni scandali, si comprende perché gli spagnoli scendano in piazza per protestare. Ieri, agenti della Guardia Civil hanno svolto perquisizioni nella sede del Psoe alla ricerca di documenti su un presunto finanziamento illecito all’interno del partito.
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Scrive Giovanna Vitale su Repubblica:
«Pedro Sánchez, in missione a Roma, ha trovato il tempo per vedere Elly Schlein, la leader dell’opposizione con cui coltiva da anni una solida consuetudine. […] Una boccata d’ossigeno per l’inquilina del Nazareno, che dopo lo shock veneziano si è ributtata a capofitto nella pugna quotidiana».
«Una boccata d’ossigeno»? Ottimo tempismo politico da parte di Schlein.
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Scrive Massimo Gramellini sul Corriere della Sera:
«Per lungo tempo fu il principe azzurro della sinistra italiana orfana di Berlinguer. Il leader progressista e austero, capace di rimanere tale anche al governo. Il fustigatore incorruttibile, il campione dei matrimoni gay e della tv pubblica sganciata dai partiti. La muleta da agitare sotto il naso di Berlusconi. Zapat-ero. E ora chi sei? O eri così anche prima? Blair e Clinton non promettevano di cambiare il mondo, solo di comprarne un pezzo. Ma loro erano la sinistra degli affari, mentre lui predicava quella dei valori non quotati in Borsa. Eppure, se Trump è un cinico alla luce del sole, come definire chi viene sorpreso a fare l’esatto opposto delle aspettative che ha saputo suscitare?».
La sinistra si costruisce dei miti e poi li affossa solo in base a un’inchiesta, quindi secondo ipotesi ancora da dimostrare. Divide il mondo in buoni e cattivi e Zapatero stava dalla parte dei “buoni” perché era contro le guerre, aveva legalizzato i matrimoni gay, regolarizzato i clandestini, sostituito le parole “madre” e “padre” con “progenitore A” e “progenitore B”, combattuto il cambiamento climatico. Aveva governato con particolare acrimonia contro la Chiesa, tanto da meritarsi qui in Italia il nomignolo di “Zappaclero”. Ma tutto questo, a Gramellini&Co., andava benissimo, anzi. E quindi pazienza se i suoi intrallazzi venezuelani non fossero un mistero per nessuno: Zapatero restava il miglior esempio della “sinistra dei valori”.
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Scrive Luciano Capone sul Foglio:
«È noto il caso di Gerhard Schröder, il grande riformatore dell’economia tedesca finito al libro paga di Vladimir Putin che, non a caso, ora lo propone come mediatore europeo in Ucraina. Per stare all’Italia ha fatto molto discutere Matteo Renzi, asceso al potere sulla scia di Barack Obama e finito a decantare – generosamente ripagato per la sua prestazione da conferenziere – Mohammad bin Salman. Per non parlare di Massimo D’Alema, che da premier nel 1999 a Firenze voleva seguire la “Terza via” con Blair e Clinton e da consulente internazionale nel 2025 seguendo la “Via della seta” si è ritrovato a Pechino a celebrare la parata di Xi Jinping insieme a Putin, Kim Jong-un e Lukashenko. Perché questi regimi aprono sicuramente grandi opportunità professionali, ma chiedono sempre una certa riconoscenza. E quindi non si parla di democrazia, di brogli elettorali, di giornalisti fatti a pezzi e magari si fanno video celebrativi sui 100 anni del partito comunista cinese oppure lodi sul “Nuovo Rinascimento saudita”».
Schröder, Renzi, D’Alema, Blair, Clinton. «A sinistra pecunia non olet», scrive Capone. Ora: noi non sappiamo se Zapatero abbia commesso reati, ma per dare un giudizio su di lui ci basta giudicare come ha governato e come si è speso in questi anni per appoggiare il regime criminale del venezuelano Nicolás Maduro. È questo il punto, non la finta indignazione (“Tu quoque Zapatero?”) dell’insopportabile Gramellini.
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