«Truccati tutti i match di fine stagione». La Spagna fa i conti col calcioscommesse

Un mese fa Barkero accusava i compagni del Levante di “scarso impegno” col Deportivo. Sembrava finita, invece ieri Marca ha pubblicato un’inchiesta su alcune gare truccate, che mina la credibilità della Liga.

A scoperchiare il vaso di Pandora era stato Javier Barkero, ormai a inizio maggio: il centrocampista del Levante aveva accusato alcuni suoi compagni di scarso impegno dopo che i blaugrana di Valencia avevano perso 4-0 contro il Deportivo La Coruña, lo scorso 13 aprile. Il 36enne aveva puntato il dito in particolare contro Ballestreros, Juanfran, Munua e Juanlu, fin troppo morbidi nel primo tempo della partita in questione, chiuso su un perentorio 0-3, con tutte le reti ospiti arrivate nel giro di quindici minuti accompagnati da un contemporaneo flusso di scommesse sospette. Il fatto aveva avuto clamore (sebbene poi Barkero si fosse scusato coi compagni) perché poi il presidente del Depor, Augusto Lendoiro, aveva rigettato le accuse sul suo club, per incolpare l’intero sistema: «Sappiamo tutti cosa è accaduto in questi anni, quasi tutti i match nel finale di stagione sono truccati, in un modo o in un altro. Ma il Deportivo non ha partecipato a nulla di tutto ciò. Nel 2011 siamo retrocessi in Segunda perché c’erano accordi in cui erano coinvolti altri club per pilotare certi risultati…».

«CHI DICE IL CONTRARIO, MENTE». Non è ancora chiaro quanto grande possa essere l’inchiesta uscita ieri su Marca, ma il via delle indagini ci sarebbe stato proprio dopo questi antefatti. Dalle colonne della testata spagnola la notizia da 24 ore è esplosa in tutta la sua potenza: partite truccate nella Liga. Non una sola, ma tante. Un vero sistema, difficile da negare.
«Gli intrighi ci sono da sempre. Chi dice il contrario, mente», a parlare è l’attaccante del Getafe Adrian Colunga, uno dei pochi a denunciare quello che, secondo la testata iberica, è una «verità dolorosa» del pallone spagnolo. L’impressione che tanti hanno è che ciò di cui si parli è un sistema viziato e corrotto abbastanza diffuso tra tante squadre, che ormai da anni rovina i finali di campionato. Non si conoscono ancora le dimensioni della macchina, ma non sembrano affatto piccole, anche se sono difficili da stabilire perché, dopo le vicende di Levante-Deportivo, sono tanti gli addetti al mestiere che hanno paura a parlare. Marca parla di testimonianze raccolte solo sotto la garanzia dell’anonimato.

«ALL’85 DEPONIAMO LE ARMI». Tuttavia qualcosa si sa. Testimonianze che vengono sia dalla Primera sia dalla Segunda Division. Salta fuori ancora una volta il nome del Levante, con le accuse di un giocatore che dice: «Prima della partita contro di loro, il nostro allenatore ci disse: “Andiamo a giocarcela. Ma se segniamo, segneranno anche loro. Se segnano loro, segneremo noi. Se staremo sullo 0-0 all’85’ deponiamo le armi”. Un pareggio combinato tra le due squadre e la partita è finita 0-0».
Altra storia riportata è quella di José Manuel Casado, laterale del Rayo Vallecano: racconta della fretta con cui è corso dal suo allenatore Paco Jemez a denunciare il tentativo di una combine non riuscita, quando qualcuno lo chiamò identificandosi come un emissario del Maiorca, cercando di accordarsi per una partita. Ma anche qui ciò che ha prevalso è la paura: nessun problema a ribellarsi, affrontare i problemi negli spogliatoi o denunciarli alla Federazione. Ma nessuno ha il coraggio di andare dalla polizia per fare nomi. E dopo la ridicola sentenza del caso Fuentes, un’altra piaga mina la credibilità del calcio spagnolo.