Soluzioni per uscire dai labirinti in cui ci ha cacciato il conformismo

Recensione di “Non siamo nel caos” di Robi Ronza, antologia di articoli scritti nell’ultimo quinquennio, spazia su tutte le questioni dell’attualità

Pubblichiamo di seguito un articolo tratto dal numero di luglio 2019 di Tempi. Attenzione: di norma l’accesso agli articoli del mensile è riservato agli abbonati. Clicca qui per abbonarti a Tempi.

L’esperienza sul campo e la vasta cultura nutrono l’anticonformismo di Robi Ronza, giornalista che non si è accontentato di fare l’inviato di guerra e oltre a fondare giornali ha partecipato alla nascita del Meeting di Rimini, di cui è stato per un quarto di secolo portavoce, alla creazione di scuole, alla realizzazione della politica di relazioni internazionali della Regione Lombardia in epoca formigoniana ed altro ancora. Il suo Non siamo nel caos – Proposte per uscire dalla crisi, antologia di articoli scritti nell’ultimo quinquennio, spazia su tutte le questioni dell’attualità: scuola ed educazione, inverno demografico, questione migranti, la crisi dell’Europa, Libia e Siria, terrorismo e crisi ambientale, Trump e papa Francesco. Le proposte di soluzione si abbinano invariabilmente a denunce della nudità del re.

Ronza non teme di dire che oggi la libertà è sotto assedio: «Facendo un uso improprio della parola fobia, termine greco che significa odio, da parte di molti e influenti gruppi di pressione culturale si tenta ora di accreditare l’idea che dissentire da qualcuno equivalga a odiarlo: un criterio che, se accettato, sarebbe esiziale per la libertà di opinione, di pensiero e di critica. Se sono contrario alla normalizzazione giuridica e sociale dell’omosessualità, ipso facto sono omofobo, cioè odio gli omosessuali. Se sono critico verso alcuni aspetti dell’Islam (come per esempio l’assenza del principio di laicità e passaggi del Corano facilmente interpretabili come inviti allo sterminio dei non musulmani), ipso facto sono islamofobo, cioè odio gli islamici». O di dire che la questione migranti non si risolve con la filosofia dell’accoglienza scriteriata: «Questi flussi migratori sono illegali, non autorizzati e come tali vanno gestiti. Anzi nella misura in cui li si tollerano si fa l’interesse non delle persone coinvolte bensì di chi le sfrutta. Si alimenta infatti una speranza che spinge altri aspiranti all’immigrazione in Europa a qualsiasi prezzo a dare fondo ai risparmi loro e delle loro famiglie per pagarsi le spese di un passaggio in condizioni terribili, e che non di rado appunto si conclude in tragedia». E ancora, di dire che la scuola statale italiana altro non è, nonostante l’impegno di tanti docenti, che un «ammortizzatore sociale della disoccupazione di certe categorie di laureati», di spigare che gli “scandali” di Facebook sono scoppiati dopo che i social media hanno smesso di favorire le fortune politiche dei progressisti alla Obama e hanno cominciato a premiare i populisti della Brexit e Donald Trump, ecc.

Il ruolo dell’Italia

Tanta arguzia non mette in secondo piano le proposte, che riguardano gli ambiti più svariati. Per quanto riguarda la riforma della scuola Ronza appoggia i progetti che mirano a farla finita col monopolio statale come la “ricetta Cominelli”: «È una riforma che si basa da un lato sull’assegnazione da parte dello Stato alle famiglie di un titolo di credito pari al costo per lo Stato di ogni figlio in età scolare usando del quale ciascuno possa iscrivere i suoi figli nella scuola che preferisce, sia essa statale, paritaria o totalmente privata». E per il debito pubblico e l’efficienza delle istituzioni, Ronza propone il federalismo istituzionale e fiscale, che ha il vantaggio di realizzare la coincidenza tra chi decide la spesa e chi decide il prelievo fiscale: «Ogni livello di governo, locale, regionale, statale, raccoglie le proprie imposte – nei campi d’imposizione che gli sono rispettivamente riservati – e con quanto raccoglie si paga le spese, punto e basta». Per quanto riguarda i migranti occorre rinegoziare Schengen, per quanto riguarda l’Europa in generale occorre riscrivere i trattati da Maastricht in avanti: «L’errore è all’origine, ossia nell’avere istituito un’unione pseudo-federale in forma di trattato fra Stati. Ne è nata così un’unione Europea in cui il popolo europeo non conta niente. Alla base di essa non ci sono i cittadini, ma gli Stati. Questi ultimi però a loro volta contano ben poco, (…) ridotti a prefetture della Commissione Europea».

Ma soprattutto a uscire dal caos può contribuire un’Italia che sappia riconoscere la sua vera identità: «L’Italia resta comunque il luogo di massimo addensamento storico, sociale e culturale del cristianesimo, ossia dell’unico reale antidoto alla crisi della nostra epoca».