«Solo i guardalinee festeggeranno l’addio di Inzaghi»

Intervista a Carlo Pellegatti, giornalista sportivo di Mediaset e tifoso, che gridava sempre: «Pippo mio! Pippo mio!».

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Pastasciutta e bresaola. Da quando ha iniziato a giocare nel calcio professionistico, soltanto pastasciutta e bresaola. Nessuna infrazione, nessun problema di condotta, nessuna lamentela se relegato in panchina. È questo Pippo Inzaghi: professionalità e umiltà. E, soprattutto, tanta fame. Perché Superpippo ha vinto tutto: Scudetti, Champions League e anche un Mondiale – nel 2006, giocò mezz’ora contro la Repubblica ceca e siglò il 2-0 definitivo –. E se segna, esulta come se fosse la prima volta. L’entusiasmo di un cadetto nel corpo di un campione. Che, a 39 anni, dovrà salutare la maglia rossonera, a cui tanto ha dato. Tempi.it ha intervistato Carlo Pellegatti per raccogliere il suo saluto da giornalista sportivo di Mediaset e tifoso sfegatato.

Pippo Inzaghi dà l’addio al Milan. Giocherà in qualche altra squadra?
Questo non lo so. Certamente lascia il Milan. Questo è un periodo di grandi addii: significa che il tempo è trascorso, e dieci anni con lui sono volati. L’affetto verso Pippo Inzaghi è particolare. Ci ha dato fortissime emozioni. Ci sono addii e addii, e il suo è di quelli che fa più male.

Cos’era Pippo Inzaghi per il Milan e per i tifosi?
Pippo Inzaghi è amatissimo. Non tanto sul piano dei gol, in cui comunque è stato straordinario. Quando segna, è un’emozione. E quando esulta anche di più, perché si lascia andare completamente. Ha sempre dato tutto alla squadra, e ha partecipato ai più bei trionfi. Indipendentemente dal discorso tecnico, Superpippo è sempre stato un valore aggiunto.

Qual è la qualità più apprezzabile dal giocatore?
Il suo animo da bambino. Mio figlio gioca nel settore giovanile. Quando i suoi compagni esultano, hanno la stessa foga di Inzaghi. Nel 2012 non ha fatto gol,ma è stato bravo a sopportare un’annata difficile. Mi piacerebbe che giocasse contro il Novara. Non per fargli segnare il gol del riscatto, ma perché trasmettesse ancora quelle emozioni.

Esistono ancora attaccanti con le sue caratteristiche?
Il fiuto del gol di Inzaghi è qualcosa di eccezionale. Di attaccanti con le sue particolarità ce ne sono molto pochi. Ci sarà solamente un gruppo di persone che festeggerà l’addio di Inzaghi: i guardalinee. Li ha fatti impazzire.

Cosa serve al Milan per far fronte alle partenze di Nesta, Seedorf e Inzaghi?
Innanzitutto, questo cambio generazionale coincide con un momento non facile per le economie delle squadre. C’è difficoltà a indovinare i giocatori bravi, e bisogna scoprirli molto presto, altrimenti vengono venduti a cifre incredibili. Il Milan può supplire a queste partenze appellandosi all’esperienza degli altri senatori, ma non sarà facile. Bisogna avere pazienza. Soprattutto, è necessario che si cambi gioco. Quelli che vanno via sono insostituibili. Punto. Non si trovano più altri Seedorf o altri Nesta. Bisogna cambiare gioco, trovando un altro genere di campioni.

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