Silvio Berlusconi interdetto due anni dai pubblici uffici, farà ricorso in Cassazione

I giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Milano hanno accolto la richiesta del pg Laura Bertolè Viale

I giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Milano hanno interdetto Silvio Berlusconi per due anni dai pubblici uffici. È stata così accolta la richiesta del pg Laura Bertolè Viale, che chiedendo due anni aveva spiegato che come la pena principale è stata due terzi della pena massima, così deve essere anche per la pena accessoria. Il legale di Berlusconi Nicolò Ghedini ha annunciato che farà ricorso in Cassazione. Berlusconi era stato condannato invia definitiva lo scorso 1 agosto per frode fiscale (poco più di 7 milioni evasi nel 2002 e nel 2003) a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti da indulto. L’anno rimanente dovrà essere scontato ai domiciliari oppure con l’affidamento ai servizi sociali.

ECCEZIONE DI COSTITUZIONALITÀ/1. La pena dell’interdizione dai pubblici uffici, come stabilito dalla cassazione nella sentenza del primo agosto, doveva essere ricalcolata in base alla legge tributaria. I legali di Silvio Berlusconi avevano sollevato due eccezioni di costituzionalità sulla legge Severino, in base alla quale il leader del Pdl dovrebbe “decadere” dalla carica di parlamentare. I legali di Berlusconi hanno sostenuto che la legge violi l’articolo 25 della Costituzione, quello che prevede che nessuno può essere punito se non per una legge «entrata in vigore prima del fatto commesso».

ECCEZIONE DI COSTITUZIONALITÀ/2. La seconda eccezione di costituzionalità riguardava l’articolo 13 della legge 74 del 2000, la norma tributaria in base alla quale i giudici dell’appello-bis hanno rideterminato la pena accessoria, seguendo le indicazioni della Cassazione. Questa legge prevede che le pene accessorie si estinguono se prima dell’inizio del primo grado l’imputato abbia estinto i debiti tributari mediante pagamento. Secondo i legali, la norma è incostituzionale nella parte in cui non prevede l’estinzione delle pene accessorie anche qualora l’imputato abbia estinto i debiti in una fase successiva del procedimento, come – ha comunicato Ghedini – è accaduto di recente per Mediaset.