Oggi si ritira Kevin Phillips, il Dario Hubner della provincia inglese

Un anno fa eravamo qui a scrivere: Kevin Phillips si ritira. Stesso il periodo, maggio, stessa l’occasione, la promozione del suo club, il Crystal Palace, in Premier League, traguardo ottenuto proprio grazie alla rete decisiva del bomber inglese contro il Watford. Kev quel giorno abbozzava un saluto al mondo del pallone, scelta su cui però poi è tornato: si è preso qualche settimana di riposo e ha rinnovato con gli Eagles. Nel massimo campionato però le cose non sono andate benissimo e così, a gennaio, la punta è finita in prestito al Leicester, sempre nella B inglese. E dodici mesi dopo la notizia non è cambiata: in mezzo c’è ancora una promozione, quella dei Foxes, cui Phillips ha preso parte con 11 presenze e 2 gol. Stavolta è sul serio l’ultima per Super-Kev, che oggi, dopo la gara col Doncaster, saluterà il calcio giocato, accogliendo la proposta del suo club neo-promosso in Premier di entrare nello staff tecnico.

ERA TROPPO ESILE PER FARE LA PUNTA. Che carriera quella di Phillips, goleador girovago delle periferie del pallone, per due decenni incubo delle difese di mezza Inghilterra spaventate dal suo groppone ricurvo sulla sfera e dalla sua pelata pronta a inzuccare qualsiasi roba passasse dalle sue parti. Da ragazzino, quando giocava nelle giovanili del Southampton, era ritenuto troppo esile per fare la punta e così fu messo a centrocampo. La svolta arrivò quando passò al Watford e si ritrovò attaccante. Per la consacrazione, invece, si dovette attendere il ’97 e l’arrivo al Sunderland, club con cui nel 2000, all’esordio assoluto in Premier, zittì gli scettici e fece qualcosa come 30 reti, bottino che gli assegnarono la Scarpa d’Oro e lo portarono pure in Nazionale (dove però giocò poco). Tra i sudditi pallonari di Sua Maestà, Phillips è l’unico ad aver ricevuto quell’onorificenza, innestando una corsa a distanza con Alan Shearer: al più noto bomber del Newcastle, suo rivale nel Tyne-Wear derby, non è mai riuscito di vincere quel premio, nonostante la carriera ben più gloriosa.

PROVINCIA GAGLIARDA E PROLIFICA. Uscendo dal confronto con AS, il fascino della vita sportiva di Super-Kev è tutto qui: essere riuscito a farsi grande senza dover transitare da una grande. La sua Champions si chiamava promozione o salvezza, al massimo zona Uefa. Mai più in là di quello. Eppure, Phillips non ne ha mai fatto un dramma, anzi, si è calato perfettamente nella parte con la sua dote migliore: il gol.
Un anno fa lo definimmo il Dario Hubner d’Inghilterra, tirando un po’ i confronti tra Sunderland e Piacenza, Southampton e Brescia, Birmingham e Cesena. Il paragone è forse un po’ tirato per i capelli, ma rende bene l’idea. Col suo ritiro se ne va la faccia vincente di un calcio inglese che non è solo Owen e Giggs, Lampard e Gerrard, Scholes e Terry. È il pallone gagliardo di alcune piazze appena fuori dalla ressa dei top club, e di un attaccante che quando è andato a Wembley era solo per giocarsi promozioni in Premier, mai per una coppa. Un ragazzotto troppo esile per fare l’attaccante, ma abbastanza prolifico per scrivere la storia. In provincia, a suon di gol.

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