«Scongelatevi!». Letta si mangia i Findus grillini in streaming. Non basta essere on line, se non hai nulla da dire

L’incontro tra Letta e i grillini è stata una Waterloo on line. «La politica ha vinto sul velleitarismo» ha scritto Aldo Grasso. E la battuta migliore non l’ha fatta il comico ma l’esponente della Casta

Ha ragione Aldo Grasso a scrivere oggi sul Corriere della Sera che «per la Grillo & Casaleggio Associati», quella di ieri è stata «una giornata nera»: «Enrico Letta, i grillini, se li è mangiati in un solo boccone».
La diretta streaming dell’incontro tra il presidente del Consiglio incaricato e gli esponenti dei Cinque Stelle è stata, infatti, un bell’esempio di che cosa significa sapere fare politica e di cosa invece – grattata la patina di “nuovo”, “web 2.0”, “democrazia diretta” – si trovi sotto la prosopopea pentastellata: il nulla infiocchettato.

Come nota giustamente Grasso, sembrava di assistere al «giovane cattedratico che interroga i fuori corso e usa l’esame per spiegare ancora una volta, con santa pazienza, il programma del corso. I ripetenti implorano il diciotto politico e il professore, per bontà, glielo concede, non prima di avergli chiarito per l’ennesima volta come funziona l’università: bisogna studiare».
Da una parte, Letta (un giovane esponente della Casta, a stare a sentire la propaganda grillina) che con calma e competenza spiegava le ragioni del suo impegno. Dall’altra i “cittadini” cinquestelle, impappinati, impacciati, messi al muro del loro atteggiamento settario proprio durante una di quelle dirette che, anziché svelare gli arcani retroscena della stanza dei bottoni, altro non faceva che rendere evidente tutta la loro incompetenza.

Eppure la prima volta, quella con Bersani e con quella battuta efficace sul «non siamo a Ballarò», era andata bene ai grillini. Altri tempi, altre persone. «La differenza con il precedente incontro in streaming con Pier Luigi Bersani – ha scritto Grasso – è stata impressionante: Bersani sembrava intimorito e i portavoce del M5S se ne sono approfittati per umiliarlo. Letta, per quanto stanco e scoraggiato di incontrare un muro di gomma, ha mostrato subito di essere di un’altra pasta, di conoscere bene l’arte della mediazione, di essere assertivo quando occorre: “In questi sessanta giorni la forza che voi rappresentate, sia numerica che reale nel Paese, è entrata in Parlamento e non ha voluto partecipare alle decisioni assunte. Sarebbe frustrante se questa indisponibilità a mescolare idee e voti si protraesse”. I portavoce del M5S (questa volta in formazione quattro più quattro, tipo Nora Orlandi) erano in seria difficoltà, non sapevano cosa rispondere, si rifugiavano nel politichese, s’impantanavano in formule astratte».

Insomma, una Waterloo on line. Perché Letta ha tirato fuori un argomento molto caro ai grillini stessi: quello della trasparenza, del dialogo, della comunicazione su cui i pentastellati hanno costruito la loro fama, quella di portavoce, di intermediari che non fanno filtro e barriera con quel che vuole e chiede la gente. Solo che Letta ha rovesciato la medaglia, mostrandone il lato oscuro e rimproverando ai giovanotti proprio la loro “incomunicabilità”. Insomma, fate tante chiacchiere, ma poi l’unica cosa che non fate è comunicare, dialogare, ascoltare gli avversari politici. Vi rinchiudete in voi stessi («siete congelati», diceva Letta) e pretendete che gli altri si adeguino alla vostra posizione da surgelati Findus. Così Letta, scrive Grasso, «li ha sovrastati, ha mostrato la pochezza dei quattro più quattro».

Non basta mandare tutto on line se non hai nulla da dire. «Questa volta – scrive l’editorialista del Corriere – lo streaming non ha funzionato come caricatura della democrazia e della comunicazione: limitarsi ad avvolgere ogni rapporto sociale, a mantenere vivo il contatto fra le parti, ad accorciare le distanze, senza preoccuparsi troppo dei messaggi. Questa volta lo streaming è servito per conoscere meglio il programma di Letta, senza le fantasie dei retroscenisti e senza complessi di inferiorità nei confronti della presunzione. La politica ha vinto sul velleitarismo».

Fantastica poi, la battuta con cui li ha congedati, riferendosi a Grillo che aveva detto che il 25 aprile, dopo l’inciucio, “Dio è morto”. «Dite a Grillo, però, che dopo tre giorni Dio è resuscitato». Degno epilogo dell’incontro in cui si sono rovesciate le parti. La battuta migliore non l’ha fatta il comico, ma il politico della casta.