Rassegna stampa/1 Albania vicina alla guerra civile

Tre manifestanti uccisi dalla polizia che spara sulla folla, più di 20 feriti. Lo scontento nei confronti del premier Sali Berisha, dopo la vittoria elettorale dubbia del 2009, si è acuito quando il 14 gennaio il vicepremier albanese Meta si è dimesso per aver preso una tangente

“Da qualche anno non è frequente che la situazione politica di un Paese dell’Europa mediterranea riesca a inquietare nello stesso giorno l’Unione europea formata da 27 Stati membri, il segretario generale del Consiglio d’Europa che ne raccoglie 47, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che ne riunisce 56 e, al di là dell’Atlantico, gli Stati Uniti. Ieri, invece, da tutti questi soggetti sono partite turbate messe in guardia a governo e opposizione dell’Albania per un pomeriggio di scontri a Tirana” (Corriere, p. 12).

Negli scontri tre civili sono stati uccisi e più di 20 feriti.
“Sali Berisha, ruvido e discusso primo ministro del Partito democratico, in Albania principale formazione della destra, ha accusato l’opposizione socialista «di aver tentato di applicare lo scenario tunisino, ma ha fallito». «Il governo si è sporcato le mani di sangue», è stata la denuncia di Edi Rama, sindaco di Tirana e capo dell’opposizione che aveva rivolto appelli alla calma” (Corriere, p. 12).

I manifestanti, che chiedevano elezioni anticipate,
hanno incontrato la resistenza della polizia che ha sparato sui manifestanti. E’ ancora il seguito “di un contrasto nato nell’estate 2009 per elezioni giudicate non all’altezza «dei massimi standard internazionali» dagli osservatori stranieri. […] In Albania la tensione è aumentata quando il vicepremier Ilir Meta, di un piccolo partito governativo di sinistra, è comparso in un video intento a trattare una tangente. Il 14 gennaio Meta si è dimesso” (Corriere, p. 12).