Più dolci per tutti, ma solo made in England. La ricetta scaccia crisi del governo inglese
Si potrebbe dire che siamo in piena guerra dello zucchero, visto che ĆØ l’indiziato numero uno per tutti i mali, quasi peggio del fumo. Mentre oltreoceano hanno appena approvato la legge che mette al bando le bibite in taglia extralarge, quei bidoni di Coca-cola tanto amati dagli americani, qui nel vecchio continente si passa dal proporre di tassare le bibite zuccherine all’incentivare il consumo di dolci. E tutto solo per far girare l’economia.
DESSERT-DEFICIT. Il segretario inglese all’ambiente Owen Paterson ha infatti dichiarato guerra ai dolci. Ma solo a quelli esteri, dopo aver visto i dati di vendita dei dessert in Gran Bretagna. āC’ĆØ un dessert-deficit nel nostro paeseā, ha dichiarato convinto. āTroppe specialitĆ caloriche di altri stati stanno invadendo gli scaffali dei supermercati, e ritengo invece che i cittadini debbano tornare a consumare zuppa inglese, pudding e torta di mele come si faceva una volta. Dobbiamo rimpiazzare i dolci importati con quelli locali, sopratutto per aiutare i contadini a recuperare i costi del latteā.
115MILA TONNELLATE DI GELATO. Lo scorso anno in Gran Bretagna sono arrivate ben 115 mila tonnellate di gelato estero, mentre solo 50 mila tonnellate di prodotti made in England ono state vendute. Anche lo yogurt ĆØ preferito nella versione āstranieraā in oltre 150 mila tonnellate, contro le 25 mila inglesi. Paterson vede del potenziale nello show televisivo di cucina āThe great british bake offā, molto amato dagli inglese, perchĆ© se i produttori del programma si interessassero di più ai dolci tradizionali, piuttosto che a dessert leggeri come sorbetti e budini, potrebbero incentivare la voglia dei pigrissimi inglesi di cucinare, piuttosto che acquistare zuccheri provenienti da altre parti del mondo.
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gli inglesi considerano l’europa solo come un mercato e non esitanpo a farsi gli affari loro. sono d’accordo con loro, una parte di protezionismo ĆØ necessaria, lo fanno in tanti, dovremmo imparare a volerci bene.