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Per gli ostaggi armeni dell’Artsakh neanche un po’ della giustizia di Sharm

Di Renato Farina
27 Novembre 2025
La “tregua” a Gaza apre squarci di speranza anche per i miei fratelli arrestati nel Nagorno-Karabakh e tenuti in condizioni infami (torture?) nelle carceri azere? Purtroppo no
Proteste a Yerevan (Armenia) per l'invasione azera in Artsakh, 20 settembre 2023 (Ansa)
Proteste a Yerevan (Armenia) per l'invasione azera in Artsakh, 20 settembre 2023 (Ansa)

A Sharm el-Sheik, in Egitto, davanti a un mare favoloso, i leader massimi di 22 Stati hanno firmato, o meglio controfirmato, l’accordo di pace per Gaza tra Israele e Hamas di fatto imposto da Donald Trump alle parti atrocemente confliggenti dal 7 ottobre 2023. Intanto, quel lunedì 13 ottobre 2025 (data completa come si conviene quando si avverte lo scalpiccio di cavalli della storia che passa) si è realizzata una “tregua”. Fine bombardamenti, ostaggi liberati, inizio della restituzione dei corpi morti alle famiglie. Che c’entra il Molokano, che se ne sta con i suoi guai e le sue ferite che non cicatrizzano, sul lago di Sevan? L’Armenia mi ha insegnato che esiste la comunione dei morti, le schiere delle vittime, le lacrime passate e presenti dei miti, mescolate ai denti degli assassini, giacciono nel lago della nostra umanità intera. Una “scintilla di speranza” in Terra Santa (definizione di Leone XIV) buca il buio del mondo intero, mobilita ogni popolo a ricordare cos’è la luce, per ce...

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