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Ode a Buffon, uno che ci mette la faccia

aprile 16, 2018 Fred Perri

Buffon è così, come appare ed è questo che mi piace in lui, che non fa calcoli per apparire migliore o diverso da quello che è, come invece fanno tanti altri

Non volevo scrivere nulla dell’affaire Buffon-arbitro-Real-Champions, ma poi ho visto il compagno e amico Maurizio Crippa sul Foglio incorrere in un macroscopico errore di valutazione e mi cammina (correte voi, se volete, bastardi) l’obbligo di dire due cose. Gigi Buffon è come lo vedete. Non è doppio. Non è ruffiano. Non è finto. Dice sempre quello che pensa e forse a volte farebbe bene a stare zitto, insomma a comportarsi come quelli che nelle famigerate “mixed zone” degli stadi passano davanti ai giornalisti con un ghigno di disprezzo appena accennato e non aprono bocca. Oppure indorano la dichiarazioni con canti di uccellini e bevute di acque minerali, dicendo sempre la cosa giusta. Lui invece “ci mette la faccia” e i sentimenti che prova, le idee che ha, anche quelle sbagliate, perché D.C. non ho trovato nessuno che le abbia dette tutte giuste, le mette lì sulla graticola della pubblica piazza. Per cui dire che è “un personaggio di merda” è un’assurdità. Non è un personaggio, perché un personaggio è costruito e potrei fare nomi e cognomi di personaggi più o meno di merda, ma comunque finti, farlocchi, fasulli. Gigi è un mite, come me, che la rarissima volta che gli parte la vena varicosa ne dice qualcuna più del necessario o comunque la dice, come lui stesso ha ammesso, con toni e parole che magari non avrebbe usato, dopo aver fatto fare una sosta nel freezer alla capoccia.

Gigi è uno di quelli, io lo so, sono come lui, che quando infilano le dita nella marmellata li beccano subito e pagano anche per quelli che il vasetto se lo sono portato via intero. Non c’è un aspetto della sua vita, sbaglio o cantonata, che non sia finita in pasto agli squali di quella che un tempo si chiamava opinione pubblica e adesso è la rete. È uno che difende i compagni, come successe quando criticò i magistrati che avevano ordinato la perquisizione delle stanze di alcuni giocatori a Coverciano all’alba (per la cronaca quella storia è finita in nulla e uno come Criscito si è giocato l’Europeo 2012 per niente). Due giorni dopo, ohibò, salta fuori la faccenda delle scommesse, una storia che era già stata archiviata perché non c’era reato, non c’era nulla, non aveva fatto nulla. Eppure la solita manina-velina la passa ai giornali. E nessuno che abbia detto, ma come è possibile, ma come funziona qui, in questo strano e bastardo Paese?

Gigi Buffon è così, come appare ed è questo che mi piace in lui, che non fa calcoli per apparire migliore o diverso da quello che è, come invece fanno tanti altri. Non ha mai pensato di essere un “esempio per i bambini”. Io spero che i bambini come esempi abbiano i propri genitori, a forgiarli ci siano l’educazione e i valori di papà e mamma, al limite della scuola, certo non un tale in mutande che corre dietro a un pallone.

C’è solo un aspetto dell’affaire Buffon-arbitro-Real-Champions che devo rimproverargli. È vero che quando ti esplode la vena varicosa non c’è limite allo sprofondo, ma la partita quando l’arbitro ha fischiato quel rigore “generoso” (diciamo così, in ogni caso tra gli esperti sulla vicenda c’è divisione) non era finita. Per cui il rigore, in teoria, si poteva parare e quindi la squadra avrebbe disputato i supplementari in 11. Caro Gigi, dovevi stare saldo davanti alla rete e provare a respingere il tiro di Ronaldo. Sì, lo so è facile parlare con il culo sul divano, ma questo appunto le dovevo fare.

Foto Ansa

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