Nemmeno un minuto di silenzio per la Thatcher. I club temono i fischi dei tifosi

Dalla strage di Hillsborough alle leggi contro gli hooligans, il rapporto tra l’Iron Lady e il calcio è sempre stato difficile. Per questo la federazione teme i fischi.

Non si amavano il mondo del calcio e Margaret Thatcher. Non c’era un grande feeling e ora che la Lady di Ferro è scomparsa il mondo del pallone britannico si oppone a qualsiasi ricordo o minuto di silenzio per l’ex premier inglese. Nulla c’era stato già lunedì sera, giorno del derby di Manchester in posticipo, e nulla ci sarà questo weekend in nessuna delle leghe professionistiche inglese, stando per lo meno a quanto deciso dalle federazioni, che hanno lasciato carta bianca ai club. Poche però sono le squadre che si sono schierate a favore del ricordo nei confronti della donna morta a 87 anni lo scorso lunedì.

NON AMAVA IL CALCIO. Di voci in controtendenza se ne sono levate poche: il vecchio Bobby Charlton, l’ex stella del Manchester David Beckham e pochi altri. In Premier si conta poi quella del proprietario del Wigan Whelan, in Championship forse farà qualcosa il Blackburn, club che a fine anni Settanta aveva offerto la poltrona di vice-presidente onorario proprio alla Thatcher.
Ma la simpatia del calcio inglese verso l’ex Premier si ferma qui, ricambiata come fu dalla stessa lady, che non sopportava il pallone e chi ne andava matto. La paura di federazione e club sono i fischi e i cori che potrebbero rovinare quel momento di silenzio, dando voce al tanto malcontento che negli stadi inglesi circola nei confronti della Thatcher, il cui periodo di governo ha segnato alcuni dei momenti più tristi e difficili per il calcio british.

HOOLIGANS E HILLSBOROUGH. Gli anni Ottanta sono infatti il momento dell’esplosione dei problemi degli hooligans negli stadi, con l’apice toccato in campo internazionale con i fatti dell’Heysel. La posizione del governo in quegli anni fu sempre rigida, arrivando nell’86 a classificare come reato il comportamento «allarmante» anche se non violento di chi assiste alle partite, e dando la possibilità ai tribunali di impedire l’accesso agli stadi per chi già colpevole di crimini.
Ulteriore crocevia fu poi la strage di Hillsborough, nel 1989, dove morirono 96 tifosi del Liverpool: ne fece seguito il rapporto Taylor, avvallato proprio dal governo, che ridisegnò le norme di sicurezza per gli eventi sportivi, obbligando l’utilizzo di soli posti a sedere e la diffusione di stewart privati per garantire l’ordine interno, con un repentino aumento dei biglietti.
Insomma, il calcio sarebbe cambiato lì, ma ciò che rese ancor più impopolare la Thatcher e il suo governo fu la posizione assunta nei confronti di questa strage: solo un anno fa è iniziata ad emergere la verità su quanto successo, sottolineando le responsabilità della polizia e discolpando i tifosi del Liverpool, all’inizio accusati di aver provocato il tutto per la loro foga. La Lady di ferro non ha colpe ufficiali, ma fin da subito le forze conservatrici mossero una campagna mediatica contro i tifosi stessi, e in tutti questi anni i cori contro la Thatcher sono stati una costante degli stadi d’Oltremanica.

IL SILENZIO PER LE VITTIME. La stranezza delle coincidenze vuole che proprio la prossima settimana, il 15 aprile, si celebri l’anniversario di quanto accaduto a Sheffield. Così sabato, in occasione del match col Reading, un minuto di silenzio ci sarà, ma per quelle 96 vittime: «È il solo che deve esserci in questo weekend», ha detto Brendan Rodgers, tecnico del Liverpool. «Stiamo entrando in un periodo di memoria per 96 persone morte andando ad una partita di calcio». L’allenatore preferisce che il pensiero vada alle famiglie delle vittime, «che hanno sofferto per tanti anni e solo ora sono riuscite ad arrivare a qualcosa che somiglia ad una spiegazione. Questo è l’unico ricordo che ci può essere».

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