Negri, lettera a Luca Volontè. “Grazie per le tue battaglie politiche in difesa della libertà della Chiesa”

«Il Vangelo ci dice che quando non siamo accolti è meglio uscire da queste case e scuotere la polvere dai nostri piedi. Tu potrai contare sempre sul grande aiuto e sulla grande stima di amici dei quali io sono»

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Carissimo Luca,

attraverso il comune e grande amico Marco Ferrini sento il dovere di coscienza di farti pervenire questa lettera. La diffusione pubblica di essa la lascio integralmente a te.

Non ho nessuna difficoltà che circoli dove è opportuno anzi utilissimo che ci racconti.

Ho ricordato spesso, in questi mesi, il cammino di chiarificazione durante i tuoi ultimi anni dell’Università Statale a Milano che portò alla scelta di entrare in politica insieme ad altri amici per rendere presente nel partito della Democrazia Cristiana di allora una formazione forte all’identità cristiana che avevi ricevuto e un intendimento a servire il bene comune proprio in forza di questa identità.

Riconosco, ad anni di distanza, che non hai mai dato a me motivo di disagio su questa decisione che abbiamo preso insieme. La tua è stata una grande testimonianza di appartenenza alla chiesa nella storia che la provvidenza ci aveva riservato, e un grande lavoro perché i valori di verità, di giustizia e di libertà fossero non soltanto affermati ma anche, per quanto possibile, effettivamente perseguiti.

Ricordo ancora che in più di un’occasione gli amici di San Marino, che erano presenti al Consiglio d’Europa, mi hanno testimoniato la tua forte capacità di lavoro e la tua disponibilità ad essere punto di riferimento operativo per la presenza dei cattolici in questo consesso. Ricordo anche la forza e il coraggio che hai mostrato in uno splendido libro dedicato all’anticattolicesimo manifestatosi clamorosamente nella vicenda di Rocco Buttiglione, i cui contenuti hai sostenuto anche pubblicamente, in tanti interventi in Italia e all’estero.

Non così tanti altri che militavano nel tuo stesso partito ma il cui esplicito riferimento alla tradizione cattolica e alla dottrina sociale della Chiesa veniva normalmente in secondo piano in rapporto a iniziative e ad interessi di carattere più immediato.

Questo tuo lavoro coraggioso, intelligente e costruttivo è stato ripagato con la tua estromissione dalle liste nelle ultime elezioni politiche; liste in cui sono entrati poi coloro che non avevano certo vissuto la loro responsabilità politica come l’avevi vissuta tu.

Non tocca a me intervenire sulla specifica vicenda, che rimane comunque per tanti come me una vicenda amara, voglio solo dirti tutta la mia profonda e grata ammirazione per la tua vita, per la tua testimonianza, per quell’impegno in difesa dei valori non negoziabili che certo continuerai, in modo nuovo ma non meno efficace e costruttivo.

Ritengo che ormai la battaglia che si deve vivere nei modi più diversi, e negli ambiti più diversi, sia sostanzialmente la stessa: quella di difendere insieme la libertà della Chiesa in questa società che Benedetto XVI ha definito più di una volta “cristianofobica”. E insieme dimostrare che questa difesa della Chiesa e della sua libertà di presenza e di missione, consente anche un cammino di difesa attiva dell’uomo, della famiglia, della presenza della libertà del popolo nella vita sociale.

Auguro a questo tuo nuovo lavoro grande successo, come è stato per questa fase che oggi, e non per colpa tua, si chiude. Il Vangelo ci dice che quando non siamo accolti è meglio uscire da queste case e scuotere la polvere dai nostri piedi. Tu potrai contare sempre sul grande aiuto e sulla grande stima di amici dei quali io sono certamente l’ultimo ma di un’amicizia piena di affezione e di lealtà.

È un momento questo in cui, a tutti i livelli, nella vita della Chiesa, come nella vita della società, ciascuno deve prendere fino in fondo la propria responsabilità di fronte alla propria coscienza, di fronte a Dio e di fronte alla storia. Sei maturato in questi anni di lavoro e di confronti anche duri, e questa maturità devi decidere di metterla in modo nuovo al servizio della stessa battaglia che continua. Io intendo essere semplicemente il testimone di questa gratitudine che con me hanno moltissimi che ti hanno conosciuto e seguito in questi anni, e si sono arricchiti del tuo lavoro e della tua testimonianza. Ti sono altresì grato per l’aiuto ed il sostegno dato, fin dal suo inizio, alla Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II e confido che tale vicinanza non verrà meno.

Sarò lieto di poterti incontrare, con l’amico Marco Ferrini, quanto prima. A presto.

Cordialmente e fraternamente.

Ferrara, 29 maggio 2013

Mons. Luigi Negri

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