Monti o Berlusconi? Dopo programmi e agende bisognerà vedere i candidati in faccia

Bisognerà vederli in faccia i candidati che promettono Bengodi e salvezze nazionali. Guardarli e poi decidere se, e a chi di costoro, dare fiducia

Endorsement. Bello stile per suggerire un’ipotesi di nuova Dc. Il problema è: al di là dell’ottimo profilo professionale e del carattere non divisivo del Professore, in quali facce, uomini, profili, passioni si concretizzerà la famosa Agenda Monti?

E’ troppo facile dire: a destra c’è l’impresentabile e folle Cavaliere, a sinistra c’è il partito di stampo burocratico e conservatore, con Bersani leader di un socialismo senza visione. Non è così che, per esempio, si toglie dalle opportunità di voto lo scassatutto Beppe Grillo.

C’era una volta un’Italia che cresceva perché voleva essere libera e artefice del proprio destino. Un’Italia, quella degli anni Cinquanta e Sessanta, che volentieri si consegnava ai partiti popolari, non perché aveva la certezza dell’onestà e della probità delle presunte verginelle tecniche o togate di oggi (e chi è vergine dei famosi tecnici che hanno fatto carriera in banche usuraie? Chi è una persona perbene in chi ha fatto della magistratura il predellino per una carriera politica?), ma perché veniva dal popolo o comunque si “sporcava” con la realtà quotidiana della vita e dei mestieri del popolo.

Adesso che l’artefatto e la propaganda viaggiano sui canali virtuali, che si attribuisce a internet un valore salvifico e a twitter il potere di cambiare il corso degli eventi, si gioca all’immagine più cristalinna che c’è per ingannare il domani e suggerire redenzioni impossibili.

Siamo inchiodati a un debito salatissimo, ma non per questo siamo condannati a subire i diktat di chi ha approfittato dell’euro e del cambio a lui favorevole quando l’euro divenne moneta unica. Siamo l’Italia, un’economia unica in Europa, che è fatta di piccola e media impresa. Piaccia o non piaccia, questo è il nostro dna e questa è la nostra “chiesa”: la chiesa dei corpi intermedi e di un tessuto economico-sociale che vive di dinamiche originali rispetto al resto europeo.

Allora bisogna capire chi, in questa decisiva (o forse no) tornata elettorale, schiererà uomini e donne che “sentono” e documentano questa italianità fino alla passione e alla decisione di ridiscutere ogni programma sulla base della realtà autentica del Paese. C’è una lista, un partito, un’agenda che non sia fatta di titoli e basta, di prosopopea mercantile e prestiti di tesi buone per farci un master ma non il bene concreto delle persone reali?

Aspettiamo e vediamo. Per adesso, possiamo solo dire che tanto è grande l’aspettativa di una svolta al clima deprimente e malmostoso che si respira in Italia, altrettanto si avverte la confusione grande, la percezione di giochi e giochini che si svolgono nelle segrete stanze di partiti e partitini. Bisognerà vederli in faccia questi candidati che promettono Bengodi e salvezze nazionali. Guardarli e poi decidere se, e a chi di costoro, compreresti anche solo un’automobile usata.