Mancini punta tutto sulla FA Cup. Ma il Wigan vuole fare la “giant killer”

Sì è difeso coi denti due giorni fa sulla Gazzetta: non è vero che il mio futuro dipende dalla FA Cup, diceva Roberto Mancini, sono invenzioni della stampa. «La verità è che si comportano così perché sono un allenatore italiano e perché il City ha rotto il cartello. Fino a un paio di anni fa il calcio inglese, con relativi guadagni, era nelle mani di Manchester United, Chelsea e Arsenal. Ora ci siamo anche noi e diamo fastidio». Gli tocca vincere oggi, e non soltanto per fugare ogni dubbio sulla sua permanenza ai Citizens: la distanza abissale con lo United in campionato mette in ombra il comunque dignitoso secondo posto del club, che per non gettare via l’intera stagione aggrappa ogni suo sogno di gloria alla coppa più antica del mondo. Anni fa una vittoria qui avrebbe significato tantissimo, forse più del campionato stesso. Ora il trofeo un po’ di fascino lo ha perso, le grandi squadre schierano le prime linee solo nelle fasi avanzate della competizione, lo spettacolo cede il passo alla scontatezza. Ma una volta raggiunta la finale, vale la pena crederci e giocarsela.

CITIZENS STRAFAVORITI? Sulla carta non sembra ci sia storia: di fronte c’è il Wigan, terz’ultimo in campionato, una squadra che scivola sempre più verso la Championship e che arriva da un match con lo Swansea in cui, per due volte in vantaggio, altrettante si è fatto recuperare per poi concedere il gol del 3-2, gettando via le ultime speranze salvezza. Anche le statistiche sorridono a Mancini: 7 volte ha affrontato i Latics da allenatore e ha sempre vinto, inanellando 13 reti senza mai subirne una. A Wembley ci arrivano da favoriti, come già accadde loro due anni fa, quando battendo lo Stoke 1-0 misero fine al digiuno di trofei iniziato 33 anni prima, e aprendo la stagione vittoriosa del nuovo City.

WIGAN, TUTTO IN 8 GIORNI. Non bisogna affidarsi troppo ai pronostici in questa competizione, che più di ogni altra ha nel suo curriculum la caratteristica di registrare risultati clamorosi, dove i pesci piccoli riescono a far fronte agli squali della Premier, e magari, a volte, anche a farli fuori. Quest’anno a farne le spese è stato il Liverpool, fuori con l’Oldham; il Tottenham, eliminato dal Leeds; il Norwich, che addirittura ha dovuto cedere il passo al Luton, club di Non-League… Le chiamano “giant-killers”, hanno addirittura coniato un termine per indicare quel genere di squadre, tanto frequente era questa casualità. A questo si aggrapperà il Wigan, nella difficilissima situazione di chi in 8 giorni può passare dal primo grande trofeo della sua storia a un’amara retrocessione. In campionato sono nella posizione più scomoda: dipendono dagli altri, inseguendo tre squadre a 3 punti di distacco. All’orizzonte c’è pure la possibilità che il manager Martinez saluti tutti a fine stagione: l’ottimo lavoro che lo spagnolo in questi anni ha costruito coi Latics potrebbe valergli una chiamata all’Everton, orfano di Moyes. Non ci vogliono pensare i tifosi, per non cedere il passo ancor di più allo sconforto. Sperano piuttosto che l’amarezza della possibile retrocessione possa trasformarsi nella cattiveria giusta, vogliono diventare “giant-killer” e rendere memorabile la stagione. Retrocessi in Championship, ma felici per la prima coppa della loro storia.