Il Paese dei Normali

L’uomo che compra i giornali di carta anche se nessuno li legge più

Di Fabio Cavallari
31 Maggio 2026
«Il mondo sullo schermo scappa. Sulla carta invece resta fermo finché non sei pronto».

Ogni mattina entra nel bar-tabacchi alle sei e quarantacinque precise. Chiede il giornale storico della provincia di Varese come si chiede un caffè o una conferma. Sempre lo stesso. Lo piega sotto il braccio con una cura quasi religiosa, anche se ormai le notizie le hanno già lette tutti sul telefono prima ancora che lui si alzi dal letto.

Il ragazzo che beve il caffè con lui gli domanda spesso perché continui a comprarlo. Lui scrolla le spalle. «Perché il mondo sullo schermo scappa. Sulla carta invece resta fermo finché non sei pronto».

A casa apre il giornale lentamente. Prima la cronaca, poi la politica, infine lo sport. Fa ancora la settimana enigmistica con la penna blu. Cerchia le parole che non conosce. Ogni tanto ritaglia un articolo e lo lascia sul tavolo come si lasciava una volta una lettera importante.

I figli gli hanno regalato un tablet. È ancora nella scatola. Dice che non gli piace toccare le notizie con le dita. «Sembrano tutte uguali. Come le piastrelle del bagno».

Dare un ordine

Quando legge certe tragedie sospira piano. Non commenta online, non condivide niente, non scrive indignazioni sotto i post. Si limita a piegare la pagina. Come si fa con qualcosa che pesa.

Al bar ormai è rimasto uno dei pochi a comprare il quotidiano. Gli altri guardano titoli veloci sul telefono mentre il caffè si raffredda. Lui invece gira le pagine piano, sente l’odore della carta, si sporca leggermente le dita d’inchiostro.

Dice che un giornale non serve solo a sapere le notizie. Serve a dare un ordine al mattino.

E forse è questo che continua a comprare davvero.

Non il giornale.

Il gesto.

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