L’Italia non è più un paese per Messi e la colpa è sempre di chi comanda

Una volta uno come Messi, prima o poi, un passaggio in Italia l’avrebbe fatto. Adesso, al massimo passa a fare shopping

Uno degli argomenti che mi annoiano di più (forse addirittura più del mercato) è la politica sportiva. Anche nelle chiacchiere da bar è il tema meno dibattuto. Nessuno mi ha mai chiesto un commento sulle grottesche vicende della Lega calcio. Eppure se stiamo declinando, in tutti i sensi, è lì che dobbiamo guardare, al governo. Quello del calcio è uno specchio più o meno fedele di quello del paese, con la differenza che i poteri forti sono all’opposizione. Inter, Juve, Fiorentina e Roma non hanno posti di comando, il loro candidato è stato bocciato.

La Lega è in mano all’asse Galliani-Lotito. È un problema di uomini, certamente, ma soprattutto di progetti e di prospettive. In questi anni le società di calcio, a parte qualcuna (la Juventus sicuramente che si è fatta lo stadio) hanno pensato solo a strappare contratti sempre più ricchi alla televisione. Sky versa 600 milioni nelle casse dei club. Ma a parte questo gigantesco abbeveratoio, le società fanno fatica a diversificare i ricavi. Siamo indietro, rispetto alle nazioni che prima ci guardavano con invidia. Abbiamo sperperato il vantaggio che avevamo, abbiamo perso una squadra in Champions League.

Una volta uno come Messi, prima o poi, un passaggio in Italia l’avrebbe fatto. Adesso, al massimo passa a fare shopping. Per cui compagni e amici, anche se ci annoiamo, un pensiero su chi ci governa dobbiamo farlo. In tutti i sensi.