La sapete l’ultima del calcio? Che la colpa è del fatturato

È diventato una scusa, un alibi, qualcosa a cui attaccarsi, al posto del tram (taches al tram, come si dice a Milano), quando non si vince. Non come una bella intercettazione

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La migliore di questi ultimi anni calcistici è la storia del fatturato. Neanche so bene di cosa si tratta, compagni, amici e bastardi di ogni genere e grado, ma la sento spesso, soprattutto da parte di quelli che non acchiappano nulla, come la volpe e l’uva. “Loro c’hanno il fatturato più grande”. Una volta noi maschietti ci sfidavamo con altri metri di paragone, adesso c’è il fatturato. Il fatturato è diventato una scusa, un alibi, qualcosa a cui attaccarsi, al posto del tram (taches al tram, come si dice a Milano), quando non si vince.

Comunque uno il fatturato se lo fa con le sue mani, gestendo la sua società, dando continuità a una storia e a dei risultati, investendo nello stadio di proprietà, insomma con una strategia. Non è che il fatturato si incontri ai bordi delle strade. Insomma non è una bella intercettazione che prima o poi, come l’amore, arriva a risolvere i problemi della prima pagina dei nostri giornaloni (ma anche giornalini). Il fatturato lo devi mettere su te, con le tue capacità, l’intercettazione invece te la apparecchiano su un piatto (o un file, siamo millennials) e non devi fare altro che usarla. Il fatturato è qualcosa di positivo, dà lavoro a molte persone, porta le squadre avanti, fa crescere i giocatori. L’intercettazione “mano libera” serve solo a qualche giornalista a scrivere libri e a qualche avversario politico a far carriera, sempre che ci riesca.

Eppure la cosa strana di questa Italia è che il fatturato è guardato con sospetto. “Loro hanno il fatturato, noi no”. Mentre l’intercettazione indiscriminata è benedetta anche dai professoroni come Zagrebelsky. Il quale, vi ricordo, ragazzetti, ha votato come voi al referendum.

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •