La profezia di Maggiolini del 2005: «Siamo alla vigilia dell’eutanasia»

Pubblichiamo un’anticipazione di capitolo del libro “Alessandro Maggiolini, un vescovo da prima pagina”. «Con i Pacs siamo solo all’inizio, l’uomo è già ridotto ad oggetto»

alessandro maggiolini

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un’anticipazione di capitolo del libro Alessandro Maggiolini, un vescovo da prima pagina di Laura D’Incalci (Cantagalli, 186 pp. 12,00 euro). Il volume sarà presentato questa sera alle ore 20,45 presso la Biblioteca “Paolo Borsellino”, Como – Piazzetta Venosto Lucati, 1. Interverranno: S.E. Mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como; Giorgio Gandola, già direttore de La Provincia, giornalista de La Verità e di Panorama; Laura D’Incalci, autrice del libro. Modera: Diego Minonzio, direttore de La Provincia.

Sono passati oltre 10 anni, ma una domanda sorge spontanea di fronte alla determinazione di un pensiero che era decisamente controcorrente allora, ma oggi rischia di risultare persino irritante, o forse incomprensibile, in un contesto culturale che ha accelerato il processo di secolarizzazione e vede anche una gran parte di cattolici più o meno consapevolmente succubi di una mentalità relativista, tesa ad assottigliare le differenze e minimizzare la vitalità di valori e tradizioni ritenuti superati e anacronistici.

Eppure i giudizi del Vescovo “polemista” sembrano ancora suscitare qualche attrattiva, strappare forse un sorriso di intesa, tanto sono intrisi di realismo, connessi con un innegabile bisogno umano, con il desiderio di un approdo, di un destino oltre le mode ideologiche che da un’epoca all’altra si sono sempre dimostrate insufficienti.

alessandro maggiolini libro copertina

«Non lamentiamoci se la società si corrompe…» avverte Maggiolini, rilevando l’urgenza di una consapevolezza e di una libertà, di una possibilità di scelta da mettere in gioco, da non soffocare sotto la coltre di un potere ideologico o politico. Nelle sue invettive sembra incitare a un risveglio, invitare alla riscoperta di un impegno possibile oltre la desertificazione di ideali e persino di domande elementari sul senso del vivere, sulla rivelazione di una verità che non è “cosa da donnette ignoranti e bigotte”.

E in contesti e occasioni diversi la “lezione” del Vescovo ha sempre il sapore di una sfida. Alla conviviale dell’UCID nel settembre 2005 apre una riflessione sulla laicità dello Stato.

“Il laicismo ci discrimina” – Tratto da «La Provincia di Como», 22 settembre 2005, pagina 21

«È difficile sentirsi atei, è difficile sentirsi santi… ancor più difficile è sentirsi laici»: l’altra sera il vescovo di Como monsignor Alessandro Maggiolini ha ulteriormente affondato la riflessione nel termine “laicità” già focalizzato in altre occasioni e posto al centro del recente discorso per la ricorrenza di Sant’Abbondio. Invitato al Palace Hotel per la conviviale dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e introdotto dal presidente Bruno Gentili, il Vescovo ha rimarcato i contorni che separano la laicità dal laicismo inserendo fra i concetti un nuovo impulso, una sorta di richiamo a verificare sul campo nozioni e definizioni che non possono restare solo sulla carta o nel pensiero.

«Anch’io sono in cammino verso la laicità», ha suggerito mettendo in primo piano la dinamica della responsabilità personale nell’affronto di questioni molto attuali e spesso ingarbugliate nella confusione di compiti e ruoli propri dello Stato piuttosto che della società. «Siamo di fronte a delle pretese in via Quaranta (il noto caso della scuola islamica milanese, ndr) da parte di un gruppo di musulmani che vogliono che lo Stato riconosca e finanzi una scuola senza accettare le regole e i programmi statali… Al contempo i genitori che iscrivono i figli alla scuola cattolica devono pagare due volte, con le rette che si aggiungono alle tasse»: Maggiolini ha pescato nelle ultime cronache qualche esempio per sottolineare quanto lungo e in salita si preannunci il cammino che, in riferimento alle garanzie poste dallo Stato laico, renda effettivo un pluralismo di costumi e di convinzioni religiose che spetta alla società esprimere attraverso l’impegno dei singoli e delle realtà associative, “corpi intermedi” riconosciuti nell’articolo 2 della Costituzione italiana.

Fondamentale è la distinzione – puntualizzata da Maggiolini – fra il ruolo dello Stato laico, che deve essere aconfessionale ed assicurare spazi di libertà a tutti i soggetti e alle aggregazioni, e quello della società civile che, al contrario, non può che essere confessionale in quanto espressione pluralistica. Nessun privilegio può dunque essere riconosciuto per “diritto divino” neppure ai cattolici, ha chiarito: «Il crocifisso rimarrà appeso nei luoghi pubblici finché sarà simbolo di valori culturali e finché ci sarà una comunità cristiana che lo riconosce come richiamo». Così ha precisato sottolineando la difficoltà di chi è chiamato oggi a testimoniare la propria fede in un contesto ostile permeato da un “laicismo che considera la Chiesa come una subcultura”. E sulle conseguenze del laicismo che affonda le sue radici nell’abolizione di qualsiasi riferimento religioso o principio morale le sue parole sono state dirompenti: «Non pensiamo che la vicenda sia finita con i Pacs, siamo solo all’inizio», ha detto prefigurando lo scenario di una involuzione culturale e sociale che promette una civiltà disumana. «L’uomo totalmente in balia di un potere scientifico e tecnologico, sottomesso ad un pensiero unico e omologante, è già ridotto ad oggetto che si può costruire e sopprimere… Siamo alla vigilia dell’eutanasia».

Foto Ansa