La Passione

di Carlo Mazzacurati con Silvio Orlando, Cristiana Capotondi, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Kasia Smutniak, Maria Paiato, Stefania Sandrelli, Marco Messeri. Italia 2010 – 105 min.

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Film interessante, anche se incerto. Mazzacurati dirige il suo personale 8 e mezzo,senza vezzi autoriali e senza sbrodolarsi addosso. E’ un pregio, soprattutto perché la memoria ciematografica risente ancora del terribile, velleitario Nine di Rob Marshall. Il regista di tanto cinema italiano medio-alto (da Vesna va veloce a La lingua del santo; da Il toro a La giusta distanza), rifugge da qualsiasi tentazione d’autore per seguire le vicende di un regista in crisi creativa, ma anche d’identità e di affetti, alle prese con la paradossale, casuale regia di una Passione.


Dopo alterne vicende, il regista interpretato da Silvio Orlando, che si era assunto l’incarico controvoglia, seguendo solo l’istinto e l’improvvisazione, proprio nel momento sacro della messinscena, coglierà il vero di quella storia recitata da attori presi dalla strada, spesso fuori parte, e si fermerà per un istante a interrogarsi. Pur tra mille convenzioni, compreso un classico finale aperto e metaforico che però indebolisce le emozioni “vere” della Rappresenzione, e pur tra mille difetti (i troppi registri, comico drammatico grottesco che si accavallano) il film di Mazzacurati riesce a tirare in ballo i nostri Padri cinematografici, Fellini e Pasolini, senza sfigurarli e senza nemmeno citarli a sproposito.

 

La storia insegna che il cinema, come racconto per immagini di fronte alla rappresentazione del Sacro ha perso raramente le parole (si pensi proprio al Pasolini de La ricotta e de Il Vangelo), facendosi piccolo piccolo davanti alla materia trattata, più spesso ne ha usate troppe, come nei tanti sandaloni degli anni 50 e 60. Mazzacurati sceglie un tono medio, ma il suo punto di vista non é né distaccato e men che meno cinico. Stempera nell’ironia il dramma cocente, si prende qualche rivincita dal sapore autobiografico (quell’albero dei registi su Repubblica…) ma quando si tocca il nervo scoperto della rappresentazione del Sacro, il film ha una virata, anche di profondità e di intimità che non può non sorprendere.

 

Cast variegato: se Silvio Orlando ci sembra sempre più spesso uguale a se stesso e il personaggio interpretato da Corrado Guzzanti è davvero divertente, è Giuseppe Battiston, a colpire davvero. Il suo Cristo, grasso, povero, ladro e tormentato è la cosa più vera non solo del film ma anche di tanto cinema.

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