Il Paese dei Normali

La donna che guida l’autobus in montagna

Di Fabio Cavallari
20 Settembre 2026
Guida da diciannove anni e dice che la montagna ha una regola semplice: chi ha fretta arriva dopo.
Foto di Alain Duss su Unsplash

Elena guida un autobus che sale dove le strade diventano strette e i telefoni smettono di prendere. Parte alle sei e dieci. Trasporta studenti assonnati, anziani diretti dal medico, donne con la spesa e qualche turista che dopo il primo tornante smette di guardare il panorama. Guida da diciannove anni e dice che la montagna ha una regola semplice: chi ha fretta arriva dopo.

Conosce i muri, le curve, i punti dove in gennaio si forma il ghiaccio e quelli dove a novembre cadono le foglie bagnate. Una volta un turista le ha chiesto se non avesse paura. «Di cosa?» «Di guidare qui». Elena ha indicato con il mento una signora seduta in fondo. «Lei deve fare la chemio alle otto. Quello davanti ha un’interrogazione. La ragazza con la cuffia entra al lavoro alle sette. Se ho paura io, arrivano tutti tardi».

Il cervo e l’autobus

Non si sente coraggiosa. Dice che guidare bene non significa non avere paura. Significa sapere dove metterla mentre fai quello che devi fare.

Una mattina trova un cervo fermo in mezzo alla strada. Frena. Per qualche secondo autobus e animale restano uno davanti all’altro. Poi il cervo sparisce nel bosco. Dal fondo un bambino grida: «Che bello!». Elena sorride nello specchietto. «Bello un accidente. Mi ha fatto perdere tre minuti».

Alle sette e cinquantasette la signora scende davanti all’ospedale. Elena la guarda entrare. Poi riparte.

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