Juve da applausi col Chelsea. Ma il big match è domenica sera

I bianconeri giocano un match battagliero e affamato contro i londinesi. Ma la vera prova di maturità è la prossima partita, contro il Milan. Per inseguire ciò che fino ad ora è mancato: la continuità.

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3-0 secco, per di più contro i Campioni d’Europa in carica. Basterebbero questi due dati a offrire i tratti chiari della bella prova offerta dalla Juve contro il Chelsea ieri sera. Ad entrambe serviva vincere, ma le prestazioni delle due squadre sono state decisamente opposte: battagliera e affamata la gara dei bianconeri, difensiva e impaurita quella dei londinesi. E il bel tris calato ieri allo Juventus Stadium ha dato una grossa spinta alla Vecchia Signora verso gli ottavi di Champions.

ATTACCO PRESENTE. Ha risposto nel migliore dei modi l’attacco, spesso sotto accusa di inconcludenza contro le grandi squadre. È evidente che quando Vucinic è in palla la squadra gira in tutt’altra maniera, sebbene al montenegrino ieri sia mancato il gol più per imprecisione che per sfortuna. Il suo ritorno al centro dell’attacco (mancava contro la Lazio per un’influenza) ha dato altro brio al pacchetto offensivo, più cattivo e graffiante. Quagliarella si conferma inarrestabile, Vidal dimostra ancora una volta l’utilità degli inserimenti da centrocampo nello schema di Conte e finalmente anche Giovinco riesce a trovare il tanto atteso “gol importante” (anche se esige spiegazioni l’uscita avventata di Cech sull’azione dell’ex-parmigiano).

DOMENICA BIG MATCH A SAN SIRO. Insomma, applausi meritati per la Juventus. La prova di maturità non è però ancora superata. Il vero esame è quello di domenica, giorno in cui i bianconeri saranno in scena a San Siro, contro il Milan. È vero, la crisi di gioco e risultati dei rossoneri non spinge a catalogare questo match come una grande partita: in pochi mesi di calcio Milan-Juve è passato da crocevia fondamentale per il campionato (ricordate il gol di Muntari?) a partita di prestigio tra una Vecchia Signora tornata super e una regina del pallone in cerca di se stessa. Ma il fascino di un incrocio simile non decade, e si fonde insieme ad una parola per ora poco familiare alla Juve 2012-13: la continuità dei risultati.

SQUADRA FORTE, MA INCOSTANTE. Calendario alla mano, appare evidente la scarsa capacità dei bianconeri di confermarsi nelle grandi partite, nel continuo intreccio di match decisivi tra campionato e Champions. Le tre vittorie arrembanti con cui i bianconeri aprivano la Serie A s’interrompevano a Stamford Bridge, dove il solito Quagliarella rimediava allo scioccante ritorno bianconero in Coppa Campioni, passati sotto 2-0 dopo pochi minuti. E se il poker rifilato alla Roma erano quattro schiaffi sonori a Zeman, le sue critiche e il suo gioco “spumeggiante” (o pseudo tale), tre giorni dopo la Juve rischiava grosso contro la sorpresa Shakhtar, rimediando un 1-1 sudatissimo. Il 20 ottobre poi, ecco la lezione di calcio alla diretta inseguitrice in campionato, il Napoli, non pervenuto praticamente a Torino nel brillante 2-0 firmato Caceres-Pogba; ma nemmeno 3 giorni dopo ci vuole Vucinic per non perdere in Danimarca contro il Nordsjaelland.

LA STRADA PER TORNARE AL TOP. Danesi superati poi senza troppi grattacapi col 4-0 dello scorso 7 novembre; ma quella vittoria arrivava proprio subito dopo la prima sconfitta della Juve, quando l’Inter violava per la prima volta lo Juventus Stadium e interrompeva l’imbattibilità da record della Vecchia Signora. Era chiaro a inizio stagione per Buffon e compagni: il doppio impegno in campionato e in Europa sarebbe stato difficile da seguire, le gambe si sarebbero appesantite, la pressione psicologica sarebbe stata alta, le avversarie sarebbero cresciute di valore e cattiveria. Ma una squadra matura deve saper rimbalzare bene su entrambi i fronti, dando il meglio di sé ogni 3-4 giorni. A partire da domenica, contro il fragile (ma voglioso di vendetta) Milan.

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