Inter-Juve si gioca alle 15, proprio come “quella volta là” (ricordate Ronaldo-Iuliano?) [link url=https://www.tempi.it/videogallery/juventus-1-0-inter-campionato-199798#.UVWKxqtYT1c]Video[/link]

L’ultima volta che si giocò in questo orario era il 1998, quando Iuliano stese Ronaldo sotto gli occhi di Ceccarini. Domani la partita emblema degli antagonismi pallonari.

Eh vabbé, anche l’orario ci si mette. Inter-Juventus torna alle 15 dopo 15 anni: le ironiche coincidenze del calendario ricordano che l’ultima volta che questo match si giocò al pomeriggio era il 1998, 26 aprile. Gli spettri di quella gara aleggiano ancora intorno al Derby d’Italia: il fantasma di Ronaldo che impatta su quello di Iuliano zavorra ogni memoria più innocente ci si riservi su questa partita, la rabbiosa invasione di campo di Gigi Simoni, sempre composto in panchina, è una scena difficile da cancellare, insieme alle infinite polemiche che non hanno mai mollato quello Juve-Inter. In vista della gara di domani, c’ha pensato Gianluca Pagliuca, portiere nerazzurro di allora, a rinfrescare le tinte di quel furto, appesantendo le nuvole che aleggiano sulla gara di San Siro già gravide di Calciopoli e scudetti di cartone: «Era rigore tutta la vita. In campo se ne sono accorti tutti, anche gli juventini, è inutile nascondere la verità».

LO BATTEZZÒ GIANNI BRERA. E così domani saranno di nuovo contro, catalizzando le attenzioni di tutto il paese. Perché quella rivalità non interessa solo Milano e Torino, ma soffia venti freddi su tutta Italia, ancor di più dopo che il 2006 aprì la saga delle retrocessioni e dei titoli rigettati, dei processi farsa, dei «30 sul campo». Rancori di fresco confezionamento, ma storici nella loro origine: almeno quanto quel soprannome, Derby d’Italia, coniato in punta di penna da Gianni Brera, la firma sportiva per eccellenza del giornalismo di casa nostra. Erano gli anni Sessanta, gli anni del boom economico, gli anni dei Moratti e degli Agnelli, gli anni in cui una contrapposizione dettata da un nome a valenza campanilistica veniva amplificata a tiratura nazionale. Brera non spiegò mai i motivi di questa caratterizzazione, ma è facile leggerci l’emblema degli antagonismi sportivi, tipici di casa nostra e non solo: la storia di questa rivalità calcistica è tutta fatta di un amore indiscriminato per i propri colori, difendendo il proprio campanile per pura e totale appartenenza. Il tutto nella continua e sana negazione delle ragioni dell’altro, negli sfottò e nelle polemiche, nella voglia di avere la meglio ad ogni costo, all’inseguimento dello «spiacere è il mio piacere» di gucciniana memoria.

DALLE PANCHINE. Lo hanno capito alla perfezione i due tecnici. Il rivoluzionatore Conte si ripara dietro ad una verità vecchia, banale ma oggi maledettamente autentica: «La partita della vita è quella che arriva, quindi ora è quella con l’Inter». La storia alle spalle, l’allenatore guarda alla classifica e sa che premia i suoi, che c’è un abisso a dividerli dai rivali, che lo Scudetto è ormai una formalità. Ma sa anche che una vittoria domani darebbe il morale giusto per gustarsi la Pasqua e partire per Monaco col piglio da vincente.
Anche Stramaccioni corre dietro alla scontatezza della «partita che non è come tutte le altre»: parole però che vanno pesate al chilo da uno come lui. Divenne tecnico nerazzurro proprio dopo il 2-0 dei bianconeri nel Derby d’Italia di un anno fa e lo scorso novembre blindò il suo posto concludendo la rimonta nerazzurra in campionato con il 3-1 sulla Vecchia Signora a Torino. Se poi si aggiungono i dubbi sul futuro e i sogni di un ritorno di Mourinho, facile è capire quanta rilevanza abbia per il tecnico romano la sfida con la Juve.

L’ARBITRO. Intanto, il tam-tam sull’arbitro è già iniziato: Rizzoli è scelta da coraggiosi. È il fischietto che a novembre regalò il rigore al Milan contro la Juve per il mani di Isla, ma era anche il giudice di porta di Catania-Juve, quando fece annullare la rete regolare di Bergessio. Per non dimenticarsi poi delle sue decisioni in Napoli-Juve di Supercoppa, ad agosto. Sarà l’arbitro giusto? La partita non è ancora iniziata. O forse sì. Quanto ti stiamo aspettando, maledetto Derby d’Italia.

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