In difesa della famiglia, sempre

Nessuna società ha mai potuto fare a meno della famiglia, abolirla, ridimensionarne lo spazio, senza pagarne le conseguenze

Il primo esempio di struttura sociale è la famiglia. E la famiglia costituisce la pietra fondante della società: è all’interno del contesto delle famiglie, infatti, che l’individuo cresce e matura la propria libertà. La famiglia, quindi, svolge funzioni importanti per la società e ha una valenza pubblica. Per questo dovrebbe essere sempre al centro dell’azione politica. Invece, stiamo vivendo un momento storico in cui la famiglia è sotto attacco. Lo Stato non riconosce il contributo essenziale che dà alla società e quindi non la sostiene a dovere, sia dal punto di vista delle scelte legislative sia da quello del welfare.

Storicamente, la famiglia è sempre stato il luogo primario di trasmissione dei valori fondamentali della società, della tradizione e della fede. Il luogo primario di formazione morale, di educazione, di umanizzazione e di incontro. Nessuna società ha mai potuto fare a meno della famiglia, abolirla, ridimensionarne lo spazio, senza pagarne le conseguenze. Questo è particolarmente vero per l’Italia, la cui cultura è profondamente radicata nella tradizione cristiana e dove la famiglia fornisce ancora oggi un contributo imprescindibile per la trasmissione dei valori umani e cristiani. Eppure, anche nel nostro Paese, l’attuale clima culturale tende a problematizzare e a svilire il senso stesso della famiglia e il suo riconoscimento istituzionale.

Inoltre, in Italia manca una specifica politica per la famiglia, così come mancano gli interventi organici e mirati e gli impegni sul lungo periodo. Le politiche familiari negli ultimi decenni si sono ridotte a sporadiche iniziative e ancor più spesso ad altisonanti annunci e promesse durante le campagne elettorali che, nei rari casi in cui si sono tradotte in realtà, non sono durate nemmeno il tempo di una legislatura. Sto parlando dei vari bonus, incentivi, premi vari, pacchi regalo e persino terreni per il terzo figlio… Ma è evidente che simili provvedimenti, tanto fantasiosi quanto effimeri, non sono minimamente sufficienti per incoraggiare una giovane coppia ad assumersi la responsabilità di cura che mettere al mondo un figlio richiede e a iniziare un progetto di vita che durerà almeno per i successivi vent’anni. Eppure è da questo che dipendono il nostro futuro e la nostra società.

Perché allora lo Stato italiano non riesce a tutelare e a porre le condizioni per far prosperare un’istituzione che è nata prima ancora del concetto stesso di “Stato”? Un’istituzione dalla quale, tra l’altro, sono nate grandi cose, come ad esempio le scuole? Forse perché la famiglia costituisce un argine al potere assoluto, centrale dello Stato? E allora, se difendere la famiglia è sostanzialmente una battaglia di libertà, dobbiamo fare in modo che la politica e lo Stato si pieghino a riconoscere ciò che viene dalla società e in particolare dalle famiglie e si mettano al servizio di tutto questo. Perché il meglio di un Paese nasce quando si tiene conto del valore della famiglia e del valore dell’impresa.

Quella in favore della famiglia, però, non è una battaglia da combattere solo in Italia. Anche in Europa assistiamo all’insorgere di idee, che talvolta si traducono in proposte politiche, ideologicamente molto orientate e che, se attuate, minacciano di disgregare il nucleo familiare tradizionale. Mi riferisco a quelle ideologie che promuovono i cosiddetti “nuovi diritti”: diritti sempre slegati dalle responsabilità personali e vincolati alla “dittatura dei desideri”. Progetti che ho sempre contrastato con il mio voto e ai quali mi opporrò sempre. Uno dei motivi per cui mi sono candidato per la prima volta alle Elezioni Europee nel 2014, e mi ricandido ora, è per fare capire a Bruxelles che il benessere delle nazioni e dell’Europa nasce dagli uomini che hanno un rapporto solido con ciò che li circonda e una cultura delle relazioni umane votata all’arricchimento personale e della comunità. Se l’Europa vuole crescere, deve valorizzare l’idea cristiana di famiglia, la sua centralità nello sviluppo economico e il suo modello di “progresso” figlio di una tradizione millenaria e popolare che ha la capacità di produrre buone cose e buoni risultati.