Il M5S propone rimedi peggiori del male

Occorre davvero aria nuova. In tutte le direzioni e con proposte diverse e ariose, fuori dagli schemi e con classi dirigenti meno improvvisate e improbabili

Caro direttore, per caso, ho sentito in diretta, l’intervento di Luigi Di Maio all’iniziativa dei 5 Stelle a Imola.
Ho avuto modo di ascoltare questi concetti:
1. Quando dirigeremo il Paese, non conteranno le persone ma le cose da fare;
2. governeremo anche per chi non ci ha votato;
3. le nostre proposte sono state scelte dai cittadini tramite internet.

Tre luoghi comuni che sembrano confermare la prevalenza della cultura dei social network, dove, come ha ben argomentato Umberto Eco, l’opinione di chi beve un bicchiere di vino al bar equivale a quella di un Premio Nobel. Sia ben chiaro: nel panorama politico non si aggira nessuno dotato di scienza infusa essendo al contrario popolato da schiere consistenti di nominati e disponibili.

Proviamo ad entrare nel merito. Primo tema: non contano le persone ma le cose da fare. Elementare, Watson. Com’è altrettanto vero che qualunque tipo di attività politica deve essere realizzata da qualcuno. Per cominciare, sarebbe utile vedere all’opera Di Maio o Grillo o Casaleggio nella gestione di un condominio per vedere come se la cavano. Ma lo stesso vale anche per gli altri, beninteso.
Secondo argomento: l’attività di governo prescinderà da chi ha dato il consenso. Di Maio non può ignorare che questo concetto si definisce con una parola semplice semplice: “democrazia”.
La più surreale, e che confermerebbe la “democrazia” suprema, è l’ultima notazione che rileva come le proposte legislative pentastellate siano adottate tramite internet.

È la visione, tra il populista e il surreale, che la Rete sia il luogo della “verità”. Com’è studiato scientificamente, quando le persone si esprimono su un qualunque quesito evidenziano quello che “pensano quando non pensano”. In più, secondo Tullio De Mauro, circa il 70 per cento dei nostri connazionali ha difficoltà a comprendere un semplice testo nella nostra lingua: figuriamoci una proposta di legge. Per non dire che gli eletti grillini sono stati candidati con qualche decina di voti ricevuti nelle primarie telematiche: lo stesso Di Maio ne ha ottenuti ben 189.

Stando agli ultimi sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani è rappresentata da indecisi e astenuti. Se, in questo scenario, il movimento 5 Stelle concorre, con queste idee, ad essere il primo partito, abbiamo il dovere di riflettere a fondo su una democrazia ridotta a mera procedura elettorale, priva di sostanziale consenso.

Occorre davvero aria nuova. In tutte le direzioni e con proposte diverse e ariose, fuori dagli schemi e con classi dirigenti meno improvvisate e improbabili. Quelle espresse dai 5 Stelle, pur con tutte le buone intenzioni, rischiano di trasformarsi in rimedi (comunque indispensabili e urgenti) peggiori del male. E comunque il movimento di Grillo non è certamente la causa ma l’effetto di una ventennale assenza quasi assoluta di politica in Italia. Il che rappresenta una severa responsabilità per tutti.

Mario Caligiuri

Foto Ansa