Il Banco Alimentare Sicilia scrive a Crocetta: «I tagli compromettono la nostra attività per 300 mila poveri»

Dopo i tagli decisi dal governatore, l’opera scrive una lettera aperta per ricordare quanto sia importante non fare mancare il sostegno a chi distribuisce 30 milioni di euro in prodotti alimentari

Come vi abbiamo raccontato la settimana scorsa, il governatore Rosario Crocetta ha presentato la bozza di bilancio della regione Sicilia, nella quale, come ha scoperto tempi.it, sono presenti tagli anche a una associazione benemerita come il Banco Alimentare. Venerdì, sul quotidiano La Sicilia è stata a pubblicta una lettera aperta del direttore del Banco Alimentare Domenco Messina, che di seguito riproduciamo. In coda alla missiva trovate l’intervento di Carlo Saggio (presidente della Cdo Sicilia orientale) citato nella lettera.

In questi giorni l’Assemblea Regionale Siciliana sta lavorando alla stesura del bilancio di previsione della Regione per l’anno finanziario 2013.
Condividendo totalmente le preoccupazioni espresse nell’appello alla città pubblicato dalla vostra testata martedì 16 aprile a pag. 25 a firma di Carlo Saggio, ci preme sottolineare quanto sia importante riconoscere l’immenso valore economico, sociale e pedagogico delle realtà caritative che operano in Sicilia.
L’opera del Banco Alimentare è certamente una di queste, nata dalla semplice intuizione di recuperare le eccedenze alimentari, diversamente destinate al macero, e ridistribuirle alle persone che vivono in stato di indigenza.
In Sicilia il Banco Alimentare nasce nel 1995. Oggi, attraverso una rete composta da più di 1000 realtà caritative, distribuisce l’equivalente di 30 milioni di euro in prodotti alimentari contribuendo all’alimentazione di oltre 300mila poveri.
La drammatica situazione sociale che attraversa la nostra regione, e non solo, acuisce il disagio e il bisogno, testimoniato dalle quotidiane richieste di ulteriori aiuti da parte di Caritas Parrocchiali, associazioni di volontariato e centri di prima accoglienza che si rivolgono al Banco Alimentare per sostenere il crescente bisogno della popolazione.
I tagli alla spesa sociale, effettuati negli ultimi anni, hanno rischiato di compromettere seriamente la capacità del Banco Alimentare di svolgere la propria attività e certamente eventuali ulteriori riduzioni inciderebbero pesantemente sulla sua operatività.
Chiediamo a tutti i decisori politici e a tutti gli amministratori pubblici di valutare l’efficacia dell’operato del Banco Alimentare e di riconoscerne, attraverso aiuti concreti, il valore per l’intera società civile.

Domenico Messina
Direttore Banco Alimentare

 

Ecco l’intervento di Carlo Saggio (presidente della Cdo Sicilia orientale) citato nella lettera:

Catania ha un tesoro. Io ho imparato a conoscerlo sempre di più in questi mesi così difficili e pieni di confusione e smarrimento. La nostra città ha dei veri e propri “giacimenti di umanità” che costituiscono una risorsa fondamentale e preziosa per vivere, senza soccombere alla disperazione, il nostro tempo.

1) La nostra città si scopre più povera e con più poveri. Le situazioni di vera e propria emergenza aumentano e si fanno più prossime a ciascuno di noi. Ho scoperto in questi mesi una diffusa e capillare rete di solidarietà che si fa, come può, carico di questa povertà: mense per i poveri, ricoveri per i senzatetto, gruppi di famiglie che, in tanti quartieri, intraprendono, con semplicità e con discrezione, iniziative di aiuto per gli indigenti portando a casa loro viveri, aiuti materiali e una altrettanto preziosa solidarietà umana. Si tratta di migliaia di persone, un fiume di solidarietà, che agiscono assecondando una naturale predisposizione del cuore e sentendo il destino delle altre persone come intimamente legato al proprio.

Ho sentito il racconto di uomini adulti e di ragazzi che visitano i carcerati e riescono a stabilire rapporti di vera umanità con molti di loro, così da vedere riaffiorare la speranza in un luogo così duro.

Ho incontrato tanti che fanno spazio nelle loro famiglie ai figli degli altri e, proprio in questi mesi in cui sembra necessario ridurre le spese, trovare lo spazio per un altro figlio, per un altro bisogno, affermando – con grande semplicità – una diversa legge del rapporto fra gli uomini: l’accoglienza e la solidarietà.

2) Ho incontrato tanti giovani che con gioia, pur nelle difficoltà e nelle incertezze nel momento, mettono su famiglia e generano figli, affermando una indiscutibile speranza nel futuro.

Ho conosciuto e seguito con attenzione opere educative messe su da famiglie che hanno a cuore il futuro dei propri figli e nelle quali tanti padri e madri, che hanno già le preoccupazioni del proprio lavoro e della propria famiglia, dedicano tante energie per non vedere soccombere questi fragili tentativi.

Ho scoperto che esistono realtà nelle quali insegnanti e ragazzi dedicano il loro tempo ad aiutare altri ragazzi a fare i compiti a recuperare deficit educativi altrimenti incolmabili.

3) Ho incontrato, proprio nel mezzo nell’uragano che ha colpito le nostre imprese, tanti uomini imprenditori che hanno trovato normale incontrarsi per condividere i bisogni e che trovano il tempo di dedicare lunghe serate di discussione e di lavoro comune con chi si trova in situazioni di maggiore smarrimento, testimoniandomi una umanità commovente e costruttiva. Ho ascoltato, stupito, il racconto di lavoratori in cassa integrazione che lottano per tutelare la vita dei propri compagni di lavoro più della propria.

Sento la storia di tanti uomini cinquantenni che vedono sgretolarsi il loro mondo professionale e lavorativo e che, anziché tirare i remi in barca, si tirano su le maniche e provano e riprovano a ripartire e a ricominciare da dove mai avrebbero pensato. Queste storie, quasi segrete, mi hanno insegnato che esiste nel cuore dell’uomo, nel tumulto delle sue debolezze e delle sue paure, una indistruttibile capacità di costruire che costituisce la fondamentale e sicura risorsa che abbiamo per potere pensare con speranza al futuro nostro, dei nostri figli e della nostra città.

Mi chiedo, in questi giorni, se conosciamo come meritano questi “giacimenti di umanità”, se abbiamo la semplicità e la libertà per vedere ciò accade ogni giorno sotto i nostri occhi. Mi chiedo, anche, se siamo coscienti di quanto siamo tutti debitori nei confronti di questa realtà e di come su essa si possa costruire gran parte del buon futuro di Catania.

Sappiamo, poi, cosa queste realtà – così diffuse e discrete – chiedono, senza peraltro pretendere mai ma invece dando tanto?

Mi sembra ragionevole chiedersi come possiamo investire, senza essere invadenti, su questi grandi fattori di costruzione e di cambiamento, rispettando la loro natura, e quali azioni amministrative scaturiscano dalla loro valorizzazione.

Mi permetto, così, di proporre, nell’imminenza delle elezioni amministrative, di introdurre nel dibattito, con semplicità e concretezza, questi temi.

Sono certo che sarà un bene per tutti.