Fortis suona al Castello di Milano: bello ma confuso

Di Cristiano Carenzi
12 Settembre 2026
Il concerto di quest'estate a Milano ha regalato tanti momenti significativi. Ma anche troppe parole, che hanno nascosto le canzoni
Alberto Fortis
Alberto Fortis (Ansa)

La sera di domenica 26 luglio il Castello di Milano ha accolto Alberto Fortis, storico cantautore milanese. Dopo 47 anni dal suo debutto, tornerà in estate con Sentimental City, album omonimo della band che lo accompagna.

Milano al castello è un’ottima iniziativa per i concerti estivi, e la suggestiva location non tradisce. Mi era già capitato di andarci e devo dire che la venue pesa per la sua bellezza ma pecca per la qualità audio: le batterie tornano indietro per tutto il live, i microfoni suonano diversamente l’uno dall’altro.

L’arrivo di Fortis è anticipato da un breve set di Guido Guglielmetti e I Viaggiatori che realizzano un omaggio a Ivano Fossati ripercorrendo alcuni dei suoi brani più noti in una chiave molto, forse troppo, pacata e melensa.

Finché si suona

Tutto l’aspetto musicale del concerto è stato all’altezza dei capolavori che Fortis ha composto nella sua carriera. La band suonava molto bene e lui era in ottima forma vocale, divertito e desideroso di cantare. Ha tenuto il palco senza problemi sia nei passaggi leggeri, come Marilyn, sia in quelli delicati come Milano e Vincenzo.

I classici sono stati suonati tutti, tranne la mitica A Voi Romani, che ormai non esegue da molti anni nei suoi concerti. In questo sta il vero valore della serata: sentire nel 2026 un concerto in cui il suo autore canta brani come Il Duomo di notte e La sedia di Lillà è una fortuna enorme, soprattutto considerando che Fortis si è un po’ ritirato dal mondo musicale che, in fondo, non lo aveva mai accettato del tutto.

Troppa prosa, poca musica

Ci sono state mille interruzioni. Tanti ospiti (alcuni in videochiamata). Per presentare il nuovo singolo Ricordati di me, è stato videochiamato Moni Ovadia, con cui il brano è stato realizzato: puro caos. Una performance sull’intelligenza artificiale il cui significato restava nebuloso, la presentazione di tre quadri contemporanei esposti sul palco, un intervento sulla pace preventiva, parole di Fortis sul desiderio di creare un “vaccino sull’indifferenza”.

Senza entrare nel merito delle tematiche (che sicuramente partivano con intenti nobili) è giusto notare che la serata ne ha risentito particolarmente. Nelle tempistiche, nella decisione di spezzettare così tanto il concerto, nella scelta di organizzarlo in maniera confusa e poco coesa. Nel tentativo di tenere insieme tutto il programma, il rischio era inevitabile: perdere il pubblico tra gli interventi. Quello che restava era un Fortis in ottima forma, ma frammentato.

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