«Femen? Un’agenzia di comunicazione». Intervista a un’infiltrata tra le femministe in topless

Chi sono, cosa vogliono, chi le finanzia, come si addestrano. Iseul Turan ha vissuto con loro per due mesi: «Odiano capitalismo e religione. Sono reclutate e interessate solo alla loro immagine»

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«Avevo molta paura all’inizio, ma mi sono fatta forza. Poi, una volta che ho conosciuto le Femen, mi sono accorta che sono violentissime nelle azioni e nelle parole, ma che il loro odio esplode solo contro certe persone, contro chi crede, contro chi considerano nemici». A parlare così è Iseul Turan (in foto a sinistra), 21 anni, studentessa di Legge a Parigi, che tre mesi fa si è infiltrata fra le Femen e alla fine di maggio ha dato vita alle Antigones, un gruppo di ragazze che si pone come alternativa costruttiva alle “femministe in topless”. Un gruppo che ha conquistato le prime pagine dei giornali per alcune proteste eclatanti contro il Papa, Putin, Berlusconi e l’arcivescovo di Bruxelles, aggredito con insulti e spruzzi di acqua santa (qui l’articolo e il video).
Turan, che ha già rilasciato decine di interviste sui quotidiani e le reti televisive nazionali, spiega a tempi.it come mai tre mesi fa ha deciso di smascherare le militanti approdate anche in Francia.

BERLUSCONI, PUTIN, IL PAPA. L’idea le è venuta mentre stava studiando tematiche relative alla dignità e agli effetti negativi del consumismo sulle donne: «Intanto mi accorgevo che le Femen, poste in risalto dai media, non facevano che alimentare gli stereotipi che contestano. Volevo vederci più chiaro e quindi ho deciso di infiltrarmi per capire come agivano».
Così ha incontrato la leader del gruppo, Oksana: «Le chiesi cosa potevo fare e lei mi propose di guidare le azioni. All’interno delle Femen non c’è alcun dibattito, nessuna filosofia, solo attivismo. L’idea di aiutare le donne, di stendere programmi per migliorarne la situazione, non le sfiora nemmeno. Vogliono solo attaccare e distruggere i simboli del capitalismo e della religione, usando il loro corpo per farsi pubblicità. I loro obiettivi sono Berlusconi, Putin, il Papa».

I LEGAMI CON PERSONAGGI NOTI. Nessuna paura che le Femen si vendichino? «Dicono che non sono arrabbiate», risponde Turan. «So che non è vero, ma non possono farmi nulla perché i media mi hanno interpellata: se facessero male a qualcuno, sopratutto a una donna, rovinerebbero la loro immagine, che è la cosa a cui tengono di più».
Turan ha scoperto che dietro alle Femen c’è una vera e propria agenzia di comunicazione. Molte ragazze vengono reclutate e “mandate in azione”: «Le Femen ricevono soldi, ma non li usano per loro. Solo per agire. Abitano in spazi piccolissimi, sporchi, promiscui e in condizioni igieniche pessime. Il loro mentore è Victor Sviatski, un esperto di comunicazione. Ma l’indagine è in corso e non posso dire di più per il momento, se non che sappiamo di molte relazioni fra queste donne e persone potenti e famose. A breve, quando avremo tutti gli elementi, pubblicheremo un libro».
Turan afferma di aver raccolto prove che dimostrano legami tra le attiviste e il governo francese, anche «se è già evidente che il ministero degli Interni non le ostacola. La polizia non fa nulla, nonostante violino continuamente la legge. Mentre noi di Antigones siamo state subito fermate». È successo il 25 marzo quando la ragazza, durante un corteo pacifico col suo gruppo, è stata bloccata da «poliziotti in tenuta antisommossa».

CONFUSIONE MENTALE. Perché le Femen odiano tanto gli uomini e la religione? «Ci sono due gruppi: le Femen ucraine e quelle francesi che le supportano. Le ucraine sono cresciute pensando che la religione sia la causa dei mali delle donne. Sono nostalgiche del regime sovietico e nella loro testa c’è parecchia confusione: per loro la religione e il capitalismo sono la stessa cosa. Le ucraine non tollerano l’Europa, ma vogliono entrare nell’Unione europea. Una grande caos con influssi marxisti».
E le francesi? «Loro hanno un modello di laicità negativa: la religione è un problema da togliere di mezzo in tutte le sue espressioni pubbliche. È su questo punto che le ucraine e le francesi si incontrano».
In generale, spiega Turan, le Femen «sono piene di stereotipi e non vogliono scostarsi dalle loro idee. Sono ignoranti: non conoscono e non vogliono conoscere. Se cerchi un confronto, lo rifiutano. Così, anziché portare le donne nel dibattito pubblico, chiudono il dialogo. Non c’è nessuna riflessione fra loro, solo addestramento». E che si fa durante l’addestramento? «Si corre, si urlano slogan e si imparano i gesti da riproporre durante le azioni. Per il resto le Femen sono innamorate della loro immagine, perciò si preoccupano tanto dei media. Sono una vera e propria agenzia di comunicazione».
Il loro rapporto con gli uomini è contraddittorio: «Denunciando la relazione tradizionale fra uomo e donna e il sesso, ma poi vivono vite promiscue e rapporti in cui si fanno trattare come oggetti». Le Femen combattono contro un sistema di cui fanno parte. «Così non conteranno e non incideranno mai nella società».


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