Family Day. Una marea di bella gente. Un ciclone di vite normali

Finalmente si affaccia una luce nuova. Si muove un sacco di gente. Si capisce cos’è uno sguardo benevolo e non risentito al mondo comune

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Quasi un milione e mezzo di famiglie italiane sono in miseria, abbondantemente al di sotto della soglia di povertà. E il parlamento non vede come priorità – e strilla che questa sarebbe la nostra “maglia nera in Europa”, questa l'”arretratezza”,”lo scandalo”, “l’inciviltà”- il fatto che non abbiamo ancora fatto le “unioni civili”. Che non scimmiottiamo ancora il matrimonio. Che non abbiamo ancora dato i bambini al desiderio di due uomini o due donne. Bambini che saranno condannati a non avere una madre e un padre. Ci sono poco più di 500 bambini in Italia, dati Istat, e non 100 mila, venuti al mondo per il desiderio di due adulti che sono andati a comprarsi un utero in affitto o inseminazioni artificiali all’estero. E deve diventare un mercato, un’opera di umanità, un timbro della mutua, la pratica di separare la procreazione dalla sessualità e fare della vita nascente un prodotto dell’industria genetica ed eugenetica (perché se poi il figlio non è come lo vuole il desiderio, si prende e lo si butta via)?

Ritorno alla realtà. In pieno delirio di propaganda, bufale e prepotenza ideologica, succede un 30 gennaio 2016, Roma, Family Day. Possibile? Possibile che gente che non ha soldi, giornali, televisioni, organizzazione, in sole due settimane riescano a riempire la piazza più grande d’Italia? Qualcosa si è mosso nel più profondo dei cuori e delle coscienze degli italiani. Improvvisamente i sondaggi si sono fatti persone. E quell’80 per cento di stimati contrari alla legge Cirinnà costruita sul pilastro del simil matrimonio e delle adozioni, si è materializzato per le vie della capitale.

Una marea di bella gente. Un ciclone di vite normali. Una cascata di varietà di interpreti la famiglia fatta non di tradizione o di figli, amori ed esistenze perfetti, come una teoria o una pubblicità. Ma di umanità normalissima che cammina nella buona e nella cattiva sorte. Nella concordia e nei cerotti sulle ferite. Semplicemente realtà, l’unica realtà che possa definirsi famiglia, un uomo e una donna, figli, nonni, zii e che d’ora in poi si ricorderà che il 30 gennaio 2016 sono stati a Roma. In ambasceria e rappresentanza di quell’80 per cento di italiani che pensano alle persone omosessuali con tutti i diritti necessari. Ma i bambini no. I bambini non si toccano. E il matrimonio è una cosa tra un uomo e una donna. Non perché lo dice una tradizione o il prete. Ma perché così stanno le cose. Perche questa è la verità. E perché puoi chiamare le cose come ti pare ma quella cosa lì dice una e una sola verità possibile: la scintilla della vita nasce tra due corpi e anime che non sono uguali, nasce tra due alterità. Questa è la risposta alla legge Cirinnà e al seguito di prepotenza acida e di bugie dolciastre sparse a piene mani sull’evidenza che la vita è fatta di una mamma e un papà, i bambini non sono merce dei desideri adulti, gli adulti si dessero una regolata.

Il mondo dei capricci e dei narcisi sta riempiendo la società di un “non si capisce più niente” e “non si costruisce più niente”. Finalmente si affaccia una luce nuova. Si muove un sacco di gente. Si capisce cos’è uno sguardo benevolo e non risentito al mondo comune. Pochi sofismi: se del raduno oceanico dei sindacati nel 2001 al Circo Massimo i giornali scrissero la meraviglia dei 3 milioni di Cofferati, ieri, nello stesso posto, con un oceano che è esondato fino a lambire i palazzi della Fao, ce n’erano comunque più della piazza di Cofferati e più di quanto negli ultimi vent’anni si ricordi su qualsiasi piazza italiana. Ma perché milioni di persone, gente semplice, gente gente, mamme soprattuto, padri e bambini, che già tiran la carretta durante la settimana, si sobbarcano anche il sacrificio di ore e ore di treno o di autostrada, da Trieste e da Trapani, per un gesto di pura presenza, nient’altro che presenza?

Quando rimontiamo sul Frecciarossa dopo la giornata campale, mentre sale sul predellino un amico si volta e ci dice: “Tu pensa, siamo venuti a Roma per dirci un’ovvietà. Per dirci che quando non ci sono le nuvole il cielo è sereno”. E dire che il cielo ieri era pieno di nuvole. E noi che eravamo lì, a un certo punto abbiamo visto che in cielo spuntava il sole. Così come da quella piazza, ha detto a un certo punto dal palco il regista e oratore della giornata Massimo Gandolfini, è spuntato un faro – altro che “fanalino d’Europa”- che con l’altra Europa fende di luce l’oscurantismo imperante. Non indietro è l’Italia. È avanti ed è di traverso a quell’intruglio di falsificazione e violenza che è l’ideologia, l’industria e il commercio dell’indifferenza sessuale. Se l’Italia fosse il fanalino di coda dell’Europa, come effettivamente lo è la legge Cirinnà che buon ultima viene a pappagallare i famosi paesi del blabla e caos Lgbt, due milioni di persone non si metterebbero in marcia con la naturalezza e fulmineità dimostrata ieri, da e per Roma.

Rilanceremo fino al dettaglio il grande e appassionato intervento conclusivo di Gandolfini. Un capolavoro che ha ripreso e sistematizzato con potenza e chiarezza argomentativa impeccabile il lavoro e le ragioni che in tanti, sfidando la manipolazione vigente nell’informazione di massa, hanno svolto in questi mesi nelle piazze, scuole e ambienti di lavoro.

Infine è successo che un popolo ha preso il treno, il pullman o l’aereo così come si prende l’ascensore di casa. Adesso i politici che dicono di essere stati al Circo Massimo “col cuore” devono ricordarselo bene questo gesto naturale di un mare di gente comune. Dopo il cuore, o rischiano anche la poltrona piuttosto che accettare una legge irriformabile, sbagliata e folle. O si scordino che tutto sarà come prima. La resistenza è nell’aria. La guidano le mamme e i papà. Renzi deve stare tranquillo. Se passa la rottamazione della famiglia secondo natura e Costituzione, se i bambini diventano merce e il matrimonio la borsa della spesa al bazar dei desideri, lui ha finito di bulleggiare.

Foto Ansa


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