Emma Bonino, l’aspirante al Quirinale che sa rinunciare ai suoi ideali per qualche poltrona

Giancarlo Perna fa un ritratto della radicale pragmatica che è in politica da 37 anni e che molti vorrebbero al Colle.

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Emma for President? «Quando Casini e Fini entrarono a Montecitorio (1983) lei era lì da sette anni; all’arrivo di D’Alema e Veltroni (1987), era già veterana da undici». Giancarlo Perna affronta sul Giornale di oggi il talento “quirinalizio” dell’esponente radicale: la capacità di non farsi mai mancare una poltrona, dal lontano 1976 (« trentasette anni fa!»).

STRAORDINARIA E SENZA CRAVATTA. Il giornalista ricorda come «ogni giorno, dozzine di sondaggi la dichiarano favorita per le sue personali virtù e il suo essere donna». «Fra i suoi ammiratori la stilista Anna Fendi, l’astroscienziata Margherita Hack, Renzo Arbore, Lucrezia Lante della Rovere, Franca Valeri». «Hanno mandato una lettera al Corsera per “Bonino presidente” Alessandro Gassman, Sergio Castellitto, Gianmarco Tognazzi». Continua Perna, citando gli slogan elettorali: «Si va dal: “Ora al Quirinale c’è la possibilità di avere una donna, talmente straordinaria che andrebbe bene anche se fosse un uomo” di Rocco Papaleo (attore) a: “Il nuovo presidente della Repubblica? Me lo immagino durante il discorso di fine anno: senza cravatta!” di Valeria Solarino (attrice)».

SETTE LEGISLATURE. Bonino «salì alla ribalta, nei primi anni Settanta, per gli aborti che procurava con una pompa di bicicletta, raccogliendo i feti in un vaso che contenne marmellata. Era il suo modo di combattere alla luce del sole gli aborti clandestini». In seguito fu eletta alla Camera nel 1976.
«Per lo spirito energico e l’alone che circonda i radicali, Bonino è considerata un’idealista che combatte buone battaglie». Peccato che abbia «fatto notevoli giravolte per continuare» a fare politica. «Dal debutto parlamentare, a 28 anni, ai suoi attuali 65», Bonino tra Camera e Senato ha fatto sette legislature. «Vanno aggiunte le quattro stagioni al Parlamento di Strasburgo, quattro anni come commissario Ue e due da ministro di Prodi (2006-2008)».

IDEALISTA PRAGMATICA. Con Berlusconi diventò commissario Ue e poi parlamentare europeo. «Da commissario europeo (1995-1999), Bonino fu travolta dallo scandalo della collega Edith Cresson che aveva elevato il proprio dentista a un alto incarico». «Si scoprì che non era il solo abuso e che gli imbucati erano ovunque. Anche da Emma». La sua avventura finì, ricorda il giornalista, con le dimissioni in anticipo della commissione. Rientrata in Italia, «avviò all’istante una campagna per conquistare il trono del Quirinale» basandola sui suoi meriti in Europa. «Prevalse però Ciampi», ma «con perfetto tempismo e i voti del centrodestra», l’esponente radicale tornò all’Ue come deputato. «Per i lunghi soggiorni esteri, le si accredita una visione globale», «in verità» spiega Perna, «il suo mentore in materia è George Soros, noto speculatore internazionale (suo l’attacco alla lira del 1992), filantropo a tempo perso. George è iscritto al Partito radicale ed Emma si abbevera ai suoi scritti mondialisti. La fama boninana di esperta internazionale poggia su tali letture».

GARANTISTA MA NON TROPPO. Nel 2006, Bonino passa al centrosinistra: «Mesi prima aveva detto di Prodi: “Ha il cervello piatto”». Grazie a lui diventa ministro delle Politiche europee. Con lei nel governo ci sono anche Antonio Di Pietro, «un manettaro che ai radicali dovrebbe fare orrore», e Paolo Ferrero, «che a liberali come Pannella e soci dovrebbero dare l’orticaria». Con loro, invece, Bonino si adatta «perfettamente». Per fornirne la prova della sua fedeltà agli alleati di sinistra, nella scorsa legislatura, Bonino ha difeso «l’arresto preventivo di diversi parlamentari». «Il caso peggiore fu quello di Alfonso Papa del Pdl, dato in pasto al solito Woodcock, con la scusa – spiegò Emma per tutti – che non c’era fumus persecutionis». «Oltre al fumo» rammenta Perna, c’era «anche l’arrosto, come stabilì poi la Cassazione che dichiarò illegittimo l’arresto per “insussistenza dei presupposti”».

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