Due autoreti e un rigore sbagliato. Ma lo stadio cantava «one Jonathan Walters»

 «Il gioco del calcio è bello perché il pallone è rotondo e va dove vuole». Lo aveva capito bene anni fa Gianni Brera, lo ha ribadito a meraviglia (e a sue spese) Jonathan Walters. L’erba del Britannia Stadium lo sa bene, e restituisce dal match tra Stoke e Chelsea un’immagine abbattuta dell’attaccante irlandese: due volte ha scritto il suo nome nel tabellino dei marcatori, ma dalla parte sbagliata, regalando due gol di vantaggio agli uomini di Benitez con un doppio, clamoroso autogol. E quando poi allo scadere il rientrante John Terry gli concedeva la possibilità di rimediare parzialmente alla gaffe firmando almeno una volta nella colonna corretta, ecco che il suo piattone dal dischetto impattava sulla parte alta della traversa, non riuscendo a sbriciolare il rotondo 4-0 del Chelsea.

Per i londinesi una bella boccata d’ossigeno dopo il clamoroso ko interno con lo Swansea in Coppa, anche se per i piani alti della classifica sembra il Chelsea destinato a rimanere a bocca asciutta: i due club di Manchester han fatto capire di non intendere cedere nulla, e il secondo posto dista sempre sette punti (anche se con una partita da recuperare). Ma ancor più amarezza si respira al Britannia Stadium: nessuno aveva mai vinto qui in questo 2012-13, e perdere l’imbattibilità casalinga in questa maniera – in una arena simile, famosa perché terreno ostico per ogni club – è un triste record che sa tanto di presa in giro. Ancor di più se si pensa all’annata dell’irlandese Walters, tra i protagonisti di questo inizio di stagione dei Potters.

Spalle larghe per difendere i palloni, gambe nerborute e tignose, testa linda da pensieri per smerciare al meglio i palloni sotto porta. Jonathan non è propriamente uno di quei colossi dell’area di rigore, non è uno da 15-20 gol l’anno. Ma sa farsi apprezzare per la costanza e la tenacia con cui si getta su ogni pallone. I tifosi sabato erano con lui: “One Jonathan Walters” era il coro che accompagnava sovente il match, anche sul 4-0, anche quando là davanti riusciva a combinare poco per risolvere le due fagiolate confezionate quando era tornato in difesa a dare una mano. A dir la verità, è anche grazie a lui che lo Stoke naviga tranquillo a centro classifica, con un occhio puntato all’orizzonte (forse un po’ distante) dell’Europa: due anni fa vi tornavano attraverso la finale (persa) di FA Cup, culminando una crescita gloriosa dopo i giorni nefasti degli anni Ottanta, quando rimediavano un magro bottino in campionato, salutavano i massimi campionati inglesi concedendosi 20 anni da girovaghi nelle serie minori. E ad accompagnare il club negli ultimi passi più significativi c’era lui, Walters, autore di alcuni gol di peso, e mai propenso a tirare indietro la gamba quando il campo lo voleva pronto per le imprese.

Così, nonostante in Premier ci sia arrivato a 27 anni passati, un gol dietro l’altro, un assist via l’altro, è diventato uno dei cuori pulsanti dello Stoke, quest’anno sulla strada del 150esimo (sì, avete letto bene) compleanno. Squadra dalla storia mitica e dagli attori leggendari (qui a lungo a giocato un certo sir Stanley Matthews, primo Pallone d’Oro della storia, e qui hanno giocato due tra i migliori portieri di sempre della scuola inglese, ossia Peter Shilton e Gordon Banks), in questa annata si gode i festeggiamenti per questa lunga storia sportiva mai interrotta, si tiene fuori dalla lotta per non retrocedere, si fonde alla perfezione con l’animo battagliero dei suoi tifosi che trasformano i match di casa in gare sempre toste, e prova ogni tanto a mettere il bastone tra le ruote delle grandi (qui hanno pareggiato Arsenal e Man City, e ha perso sonoramente il Liverpool). Ma sabato col Chelsea questo ruolo non l’è riuscito un’altra volta. Il pallone è rotondo. Va dove vuole.