Dopo il boom in Borsa, il fantasmino di Snapchat sta giĆ  scomparendo?

Di Francesca Parodi
07 Marzo 2017
Cosa non torna agli analisti nell'app che spopola tra gli adolescenti americani. Dopo l'euforia, cala per due giorni di fila

snapchat

Il mercato decide di scommettere sul futuro dei social network, e lo fa con euforica fermezza: Snap, la societĆ  che controlla l’applicazione Snapchat, ĆØ ora quotata nella Borsa di Wall Street. Si tratta di un social network molto in voga tra gli adolescenti americani di 14-19 anni, caratterizzato dalla possibilitĆ  di condividere foto o brevi video (si chiamano appunto snap), modificabili con filtri ed effetti speciali, che si autodistruggono dopo breve tempo. Il valore di mercato di questa applicazione ĆØ di 34 miliardi di dollari: una cifra astronomica, ancora più evidente se si fa un paragone con Monte Paschi di Siena, che quando ĆØ uscita dalla Borsa quotava circa 500 milioni di euro. Grazie all’alta richiesta da parte degli investitori, le azioni di Snapchat sono passate dal prezzo iniziale fissato dall’azienda di 17 dollari a 24,48 dollari, con un incremento quindi del 44%. Questi numeri cosƬ inaspettatamente elevati lasciano a bocca aperta perchĆ© non corrispondono alla sicurezza del successo dell’app: Snapchat esiste da 5 anni, ma il suo business deve ancora assestarsi, quindi non c’è ancora nessuna certezza sul suo futuro. Alcuni analisti sospettano che questo fenomeno possa rivelarsi una nuova ā€œbollaā€ destinata a sgonfiarsi dopo l’iniziale euforia, perchĆ© c’è il rischio che Snapchat non riesca a produrre ricavi e reggere la concorrenza di Facebook. Un fenomeno simile ĆØ giĆ  accaduto con Twitter, che inizialmente aveva riscosso un enorme successo, ma che ora ĆØ in declino a causa del calo degli iscritti.

Oltre a questa curiosa ā€œprofessione di fedeā€ da parte del mercato, c’è un secondo elemento da segnalare: le azioni di Snapchat sono senza diritto di voto. Le azioni ordinarie, infatti, comportano per chi le acquista, da una parte, un titolo di rischio (più elevato rispetto a quello delle obbligazioni), ma dall’altro, il diritto di partecipare alle assemblee degli azionisti e di esercitare il diritto di voto per una serie di decisioni in sede ordinaria o straordinaria (nomina dei consiglieri, approvazione di bilancio, ecc.). In questo caso però chi compra le azioni di Snapchat non ha diritto di partecipare alle assemblee e quindi alle decisioni strategiche, ma ha l’unico scopo di fare investimenti per ricavare guadagni. Un fenomeno del genere non si era mai verificato prima in sede di quotazione di un’azienda sul mercato americano e si pensava che l’assenza di diritti di voto costituisse un limite e un freno all’acquisizione di azione, invece, a quanto pare, possono esserci eccezioni. Le decisioni rimarranno sostanzialmente in mano ai due cofondatori di Snap, Evan Spiegel (26 anni) e Bobby Murphy (28 anni), che possiedono rispettivamente azioni di 6 miliardi di dollari e 5 miliardi di dollari.

Queste insolite decisioni sono segno che il mercato vede il futuro nella tecnologia digitale e, in particolare, nei social network. Queste societĆ  producono ricavi sia dalla pubblicitĆ  sia da accordi con i vari editori (il mercato della carta stampata sta passando sempre più attraverso attraverso i social e si sa che una scuola di pensiero vede il futuro dei giornali unicamente sul web). Basta guardare Facebook, che si rinnova continuamente inventando nuovi meccanismi per ampliare funzioni, numero di iscritti e conseguentemente i ricavi. Il mercato non vuole rischiare di perdere il treno e scommette sulle potenzialitĆ  dei social network, mentre Snap, approfittando della generale attenzione del pubblico sui social, coglie il momento più opportuno per entrare in Borsa. Si vedrĆ  quindi come la societĆ  si svilupperĆ , ma rimangono i dubbi, il principale dei quali riguarda la capacitĆ  di Snapchat di produrre utili. È vero che, solo nel 2016, Snap ha registrato perdite di circa 515 milioni di dollari e finora non ha mai concluso un anno in attivo, ma bisogna considerare che altre aziende del web (per esempio Amazon) hanno cominciato a produrre reddito anni dopo l’inizio dell’attivitĆ . D’altra parte, alla speranza di utili maggiori nel lungo-medio periodo si oppone la mancanza di ricavi significativi prodotti finora e la debolezza di Snapchat di fronte a competitori molto più agguerriti e consolidati. Le fragilitĆ  si manifestano giĆ  nei giorni immediatamente successivi all’ingresso nella Borsa: dopo il primo giorno di euforia, Snapchat cala per due giorni di fila e arrivaĀ a 21,57 dollari per azione, cioĆØ scendendo del 9,25% sotto l’offerta pubblica iniziale.

@fra_prd

Foto Ansa

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