Dal disastro aereo alla Coppa Campioni. La storia di Bill Foulkes

Quando l’aereo si schiantò contro la casa che c’era alla fine della pista dell’aeroporto di Monaco, Bill ebbe la fortuna che il velivolo si spezzò esattamente sotto il suo sedile, e ciò gli permise di uscire fuori da quell’inferno di fumo e rottami prima di venir risucchiato dalle fiamme. Al nome di Bill Foulkes, ex difensore dello United morto ieri all’età di 81 anni, è toccata la sorte tanto sfortunata quanto onerosa di essere legato a quella strage che nel 1958 tagliò le gambe a uno dei Manchester più forti di sempre.

USCITO INDENNE DAL DISASTRO. Sfortunata perché un incidente così lasciò Bill orfano di tanti compagni validi e, al di là della perdita umana, gli toglieva una squadra robusta e vincente, prima inglese a giocarsi una coppa europea dopo due campionati vinti in patria. Onerosa, invece, perché Bill fu uno dei pochi ad uscire indenne da quel disastro: una sola ferita alla testa, causata peraltro dalla caduta di una bottiglia di gin dalla cappelliera. Poté tornare presto a giocare a calcio, diventando un’autentica colonna di quella stessa squadra che, spinta dalla forza della disperazione del dramma di Monaco, riuscirà a diventare più forte di prima, arrivando anche a vincere la Coppa Campioni nel ’68, dieci anni esatti dopo Monaco. I volti freschi dello United che batté il Benfica erano Best, Kidd, Stepney, ma c’era anche un’ossatura che andava cercata nei nomi reduci di quel dramma tedesco: il carismatico Matt Busby e la stella Bobby Charlton erano i più celebri, in pochi si ricordavano invece del granitico difensore Bill Foulkes, che per qualche anno aveva anche ereditato la fascia da capitano da Roger Bryne, perito anche lui a Monaco.

PIU’ DI 600 APPARIZIONI. La sua storia all’Old Trafford era cominciata a inizio anni Cinquanta, quando i Red Devils lo scoprirono a St. Helens, paese a metà strada tra Manchester e Liverpool. Giocava nella squadra locale e intanto faceva il minatore, attività che portò avanti anche nei primi anni in cui vestì la maglia rossa dei diavoli. Poi scelse il calcio, e basta. Da allora per i successivi 17 anni è stato quasi sempre titolare: 688 partite si legge nel suo tabellino, cifra che lo rende il quarto giocatore dello United per apparizioni, alle spalle di Giggs, Charlton e Scholes.

QUELLA RETE AL REAL. Solo 9 volte riuscì ad andare in gol, in pratica un anno sì e uno no. Score magro, che dice quanto Bill fosse difensore poco propenso alle sortite offensive. Eppure, c’è una sua rete che risulta tra le più importanti di sempre della storia del club: l’anno è ancora il ’68, la semifinale di Coppa Campioni portò gli inglesi a Madrid contro il Real, forti dell’1-0 dell’andata. La finale rischiava però di sfuggire perché gli spagnoli si erano portati sul 3-1. Sadler accorciò con la rete del 3-2, poi ci pensò appunto Foulkes: 36 anni e una cavalcata da solo verso la porta avversaria, l’appoggio a Best che rimette al centro per il piede del difensore granitico. 3-3 e finale. Portando con sé quei compagni persi 10 anni prima.