Collateral Beauty. Tema molto ardito, esito pasticciato

Male sceneggiatura e impianto narrativo. Film interessante se non altro perché mostra l’insufficienza di una posizione non religiosa davanti al mistero della morte

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Vogliono estromettere dalla società un tizio in crisi dopo la perdita della figlia.

Tumori, bambini malati, depressione diffusa. Forse la collocazione migliore per una storia di questo tipo non era proprio il periodo natalizio.

Il film è un pasticcio dove gli errori si ammonticchiano l’uno sull’altro. C’è un cast sbagliato di nomi illustri alle prese con dialoghi improbabili, c’è il tentativo folle di alleggerire il tono tragico con figure fuori dagli schemi e leggere, c’è soprattutto un tema di fondo che manco i grandi della letteratura riuscivano a dominare (il senso della morte, soprattutto quella ingiusta che ha colpito una bambina di sei anni), figurarsi un discreto regista che aveva diretto in passato solo commediole.

Insomma, un grosso pasticcio a livello di sceneggiatura e impianto narrativo, interessante se non altro perché mostra l’insufficienza di una posizione non religiosa di fronte al mistero della morte. Come se la tragedia di tua figlia strappata da un cancro te la potessi risolvere con una chiacchierata sui massimi sistemi.

Collateral Beauty, di David Frankel

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