Chiese belghe in vendita per la crisi. Cosa fare perché non diventino dei bar discoteca?

Calano le donazioni, crescono le spese. Gli edifici venduti anche a un euro. Le diocesi lanciano l’iniziativa “Chiese aperte”, ma la situazione è drammatica

Questo weekend di inizio giugno la Chiesa belga ha lanciato per due giorni l’iniziativa “Chiese aperte”. Più di 500 edifici di culto hanno aperto le loro porte a fedeli, visitatori e semplici curiosi per diversi momenti di preghiera, di celebrazione, di canti o per sola curiosità. Più di 270 chiese cattoliche tengono le loro porte aperte tutto l’anno e, per questa occasione, l’invito è stato esteso anche ad altri luoghi di culto, come templi protestanti e chiese ortodosse. Lo slogan è: “Una chiesa: un punto di riferimento nel paesaggio, un riferimento comune per gli abitanti, uno spazio aperto per tutti”.
Ma questo “punto di riferimento” sta per diventare un edificio vuoto. Lo “spazio aperto per tutti” è a rischio chiusura: le entrate annuali delle diocesi belghe, soprattutto provenienti da doni ed eredità, sono diminuite a tal punto che non sono più in grado di coprire i costi di mantenimento e le spese pastorali. I “costi della carità” delle varie unità pastorali sono molto alti e le donazioni dei pochi fedeli praticanti non riesce a coprire nemmeno le spese correnti.
Le diocesi dispongono ancora di un finanziamento pubblico di 75 milioni, ma le spese superano decisamente questa somma. La diocesi di Anversa ad esempio denuncia un deficit di 2 milioni di euro.

DISCOTECHE E HOTEL DI LUSSO. Patrick Dubois, responsabile finanziario delll’arcivescovo di Malines-Bruxelles, intervistato da De Tijd, il giornale belga di lingua fiamminga, ha spiegato che «spendiamo soltanto lo stretto necessario, ma certe priorità evangeliche e pastorali costano molto. Inoltre, gli indennizzi per le vittime di abusi sessuali sono aumentati moltissimo: 75.000 euro nel 2011 e più di 100.000 euro nel 2012».
I responsabili finanziari non possono fare altro che vendere edifici. Soltanto l’anno scorso una chiesa del 1186, a Binche, cittadina a una cinquantina di chilometri da Bruxelles, è stata messa in vendita al prezzo simbolico di un euro: «Senza sussidi una parrocchia come la nostra non ha i mezzi per pagare l’elettricità, le assicurazioni, il rifacimento dei tetti, delle grondaie e delle finestre» aveva detto l’abate.
Ad Ixelles, centralissimo quartiere della capitale, un’antica chiesa era addirittura diventata un bar discoteca, mentre a Malines il vecchio convento dei Fratelli minori è ora un hotel di gran lusso. Anche la chiesa di Sainte-Catherine, nel cuore di Bruxelles, è stata chiusa, ma i fedeli continuano a trovarsi per pregare e hanno raccolto più di 8000 firme per opporsi alla desacralizzazione dell’edificio.