Che fine ha fatto Rosy Bindi la “calabrese”? Sansonetti: Ā«Sparita dopo le elezioniĀ»

Di Chiara Rizzo
06 Aprile 2013
«La presidente del Pd si è fatta eleggere in Calabria. Ci aveva promesso che sarebbe diventata calabrese. Invece dal giorno dopo le elezioni non l'abbiamo più vista»

ā€œCercasi Rosy disperatamenteā€: ĆØ cosƬ che inizia un appello scritto dal direttore di Calabria Ora, Piero Sansonetti, e rivolto alla presidente del Pd Bindi, che in Calabria venne, vinse le primarie, fu eletta in parlamento e poi sparƬ.

Direttore, che fine ha fatto Rosy Bindi?
Dal giorno dopo le elezioni non l’abbiamo più vista. Ha risposto al mio editoriale con una lettera aperta, in cui dice che deve stare a Roma per il momento perchĆ© c’ĆØ un gran casino sul piano nazionale, e che dopo verrĆ  di nuovo in Calabria. Ancora non l’abbiamo vista. Ma penso che se non si occupa della Calabria, e dei problemi pesanti che affronta questa regione in cui ĆØ stata eletta, sinchĆ© Bersani, Grillo e Berlusconi non si mettono d’accordo, finisce che nessuno se ne occuperĆ . Non si può aspettare che a Roma vada tutto bene, per occuparsi di Calabria.

Eppure, quando ĆØ scesa al sud, in campagna elettorale, la Bindi aveva promesso che sarebbe diventata calabrese…
Lo ĆØ stata per troppo poco tempo, appena due settimane. Rosy Bindi ĆØ stata attivissima in campagna elettorale, ĆØ venuta anche in redazione a Calabria Ora e ci aveva fatto capire che aveva le idee chiare. Mi ha colpito perchĆ© diceva che non si possono ripetere le solite giacuolatorie su questa regione, sul problema della ‘ndrangheta, ma ha parlato della necessitĆ  dello sviluppo, della necessitĆ  di una rinascita basata sull’efficienza dei servizi, dei trasporti, delle industrie. Noi contavamo su di lei perchĆ© essendo un personaggio nazionale importante poteva rappresentare la Calabria a Roma. A differenza di tanti che vengono dal nord, avevo notato che non si limitava a parlare solo di idiozie, come estirpare la mafia portando in Calabria con più polizia, carabinierie e giudici. Dico ā€œidiozieā€ non perchĆ© la mafia non esista o non sia un male, ma perchĆ© ĆØ solo il segno del male in questa terra. Il male qui ĆØ la debolezza industriale, l’assenza totale dello Stato di diritto, la supremazia soffocante del Nord che uccide la Calabria e più in genere tutto il sud con progetti miopi e monchi. Se non si affrontano questi problemi non si risolve nulla.

Lei denuncia il fatto che Bindi ĆØ svanita, divenuta ora un po’ toscana, un po’ veneta e un po’ romana, e che questo ĆØ un grave danno anche per la sinistra calabrese, perchĆ© torna a realizzarsi uno squilibrio politico. A cosa si riferisce?
ƈ un problema che si sente in Calabria in particolare perchĆ© qui il leader di destra, Giuseppe Scopelliti, ĆØ robusto e prestigioso e fa la differenza rispetto ad una sinistra che non ha alcun leader. In Puglia c’ĆØ Nichi Vendola, in Sicilia Rosario Crocetta, e qui nessuno, solo una sinistra dei ā€œsette naniā€. Il ceto politico ĆØ molto vecchio, viene da tante sconfitte, Scopelliti invece ĆØ un vincente e questo fa una profonda differenza. La Bindi avrebbe potuto riequilibrare questa situazione del Pd,Ā  diciamo che avrebbe potuto essere almeno la Biancaneve della Calabria. Invece restiamo solo con i sette nani.

Il vero problema che si pone, con il caso della scomparsa di Bindi dalla regione in cui ĆØ stata eletta, secondo lei ĆØ quello non dei costi della casta, ma della sua impalpabilitĆ . Ci spiega cosa intende?
Come cittadino sono anche disposto a pagare per la casta politica, posso pure pagarla un miliardo di euro. Ma chiedo che la politica funzioni. Invece essa resta ā€œimpalpabileā€, scompare, diventa cioĆØ inaffidabile per il suo elettorato. Gli italiani sono arrabbiati non perchĆ© la politica costa troppo, ma perchĆ© essa non produce alcuna soluzione alla drammaticitĆ  dei problemi che viviamo tutti, per questo siamo tutti infuriati. Per produrre, la politica deve avere idee e leadership: perciò ci si arrabbia di più se un politico viene a fare il leader in campagna elettorale e poi sparisce.

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4 commenti

  1. Giulio Dante Guerra

    Nel XIII canto del Purgatorio, Dante (quello “vero”, l’Alighieri!) incontra una nobildonna senese, SapƬa, la quale, fra l’altro, gli chiede di ricordarla ai suoi parenti, a proposito dei quali dĆ  queste “indicazioni”: “Tu li vedrai tra quella gente vana”… “tra quella gente vana” c’erano, ovviamente, anche gli antenati di Rosy Bindi! šŸ™‚ Qualcuno potrebbe obiettarmi che, allora, avrebbero dovuto esserci anche antenati molto più prossimi della Santa Patrona d’Italia, Caterina da Siena. Ma il paragone non calza: la famiglia di Caterina, i Benincasa, faceva parte di ceto piccolo-artigianale, chiamato all’epoca “popolo minuto”, non, come oggi la Bindi, della classe dirigente, neanche più solo cittadina, ma addirittura nazionale. La quale, in questo sventurato XXI secolo, ĆØ tale, che chiamarla “gente vana” ĆØ un eufemismo.

  2. francesco taddei

    anche un candidato della mia cittĆ  in umbria si rammaricava di non poter rappresentare la cittĆ  nel parlamento perchĆØ non eletto; ĆØ ora che la finiamo con questo falso mito. il parlamento nazionale sia per ruolo che per vocazione non si occupa di problemi locali, per quelli ci sono comuni, province e regioni.

  3. beppe

    altro che impalpabile. io rosi bindi la prenderei a randellate da mattina a sera

    1. ragnar

      Da prendere a randellate? Ma in fondo che male vuoi che faccia la Rosi Bindi? Lo stesso Crozza dice che con lei ci sarĆ” il Bindi-Bindi e comunque nel peggiore dei casi puó succedere che faccia una telefonata in procura per liberare il nipote di don Matteo…
      Eh sĆ­, dura la vita, eh?

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