Centrafrica. Sono davvero “milizie cristiane” a compiere crimini orrendi? «No, gli anti-balaka sono animisti e uccidono per vendetta»

Intervista al missionario Aurelio Gazzera: «Gli anti-balaka portano amuleti, non hanno niente di cristiano. I musulmani non dovevano appoggiare i Seleka»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Musulmani mutilati, scannati, evirati, uccisi a colpi di machete, «scene di assoluto orrore», come le ha definite Human Rights Watch. «L’orgia di spargimenti di sangue», di cui si legge ogni giorno in Centrafrica, è oggi dovuta alle violenze degli anti-balaka che da tutti i giornali del mondo vengono definiti «milizie cristiane». Ma è così? «No», spiega a tempi.it padre Aurelio Gazzera, da anni missionario nel paese africano a Bozoum e instancabile pacificatore. «Hanno così tanti amuleti indosso che di cristiano non hanno proprio niente. Sono animisti e se uccidono i musulmani non è per motivi religiosi».

CHI SONO GLI ANTI-BALAKA. Gli anti-balaka, termine solitamente tradotto con “anti-machete”, ma che in realtà significa “antidoto”, non sono certo nati nel 2013 per opporsi alla coalizione islamista Seleka, che al seguito del presidente golpista Djotodia ha saccheggiato e depredato il paese (soprattutto i cristiani «in modo terrificante») fin dal marzo scorso. Gli anti-balaka in realtà sono nati intorno alla metà degli anni Ottanta come gruppi di autodifesa per contrastare i “Zaraguinas”, banditi che derubavano i viaggiatori approfittando dell’assenza di efficaci forze di sicurezza.

«SONO ANIMISTI». «Può anche essersi unito qualche cristiano a loro – spiega Gazzera – ma gli anti-balaka sono comuni cittadini che per diventare tali devono passare per un rito animista che li renderebbe invincibili alle aggressioni e impenetrabili da colpi di arma da taglio e da fuoco. Ecco perché portano tantissimi amuleti». Nate come gruppi di autodifesa, queste milizie «tendono a sostituirsi allo Stato ma il governo deve intervenire e fargli capire che questo non è il loro compito».

PERCHÉ I MUSULMANI. Oggi quasi tutto l’ovest del paese è stato liberato dalla piaga dei Seleka, che restano ancora in parte a Bangui e nell’est «creando gravi danni». Gli anti-balaka «hanno preso il loro posto ma sono indisciplinati, armati, con loro è impossibile ragionare e fermarli è molto difficile», racconta il missionario. Negli ultimi due mesi queste milizie hanno attaccato soprattutto i musulmani: «Non lo fanno per la religione, innanzitutto, ma per vendicarsi di quello che hanno subìto negli ultimi mesi e per rubare. Molti musulmani infatti hanno sbagliato ad appoggiare i Seleka e ora si ritrovano senza protezione».

«SERVE UNO STATO FORTE». Anche lunedì 3 febbraio almeno 70 persone sono state uccise dagli anti-balaka a Boda. «La situazione è ancora molto calda», ammette Gazzera. «Le cose vanno meglio dove ci sono i soldati delle forze internazionali, ma dove sono assenti è ancora un disastro. Abbiamo bisogno di uno Stato forte che fermi le milizie e ricostruisca i villaggi distrutti dai Seleka. Ma ancora non vediamo niente di tutto questo».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •