Melania Trump non ha senso

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Per colpa di Trump, oggi questo blog nemico di Trump deve tornare a occuparsi di Melania Trump. Purtroppo l’America di Trump è anche questo, e speriamo che finisca presto perché non se ne può di vedere i siti e i giornali pieni di foto di quel gran pezzo di fake. È capitato anche oggi, di nuovo, mannaggia. Foto di Melania sui tacchi di qua, foto di Melania in tailleur di là. Basta, davvero. Per fortuna il fronte dell’informazione democratica pubblica sì le foto di Melania bene in evidenza, ma poi prontamente le rende subito la pariglia, sottolineando a dovere che razza di donna inutile ella sia.

A centrare meglio il punto è l’articolo di Francesca Caferri per Repubblica, laddove si dimostra ottimamente che, se le donne sono imparentate con Trump, è assai giusto, anzi doveroso, criticarle in quanto mogli, mantenute, femminucce. Per esempio, Melania Trump è gnocca, ricca ed elegantissima? Allora Repubblica dice che il suo «unico marchio di fabbrica» è Louboutin, le scarpe coi tacchi. O meglio, «le scarpe più amate dalle donne che amano i tacchi, quelle più desiderate da chi i tacchi non può permetterseli». Punto.

Per il resto, non è altro che la moglie di Trump, e non è certo un complimento. Melania è la «principessa reclusa nella torre dorata della Quinta strada», è «elegante e raffinata – ma anche fredda e distante» e tutto questo ci fa venire una nostalgia terribile per la sua predecessora. «Addio allo stile Michelle, tutto sorrisi, strette di mano, discorsi pubblici e apparizioni tv».

Ah, Michelle, Michelle, dove sei finita Michelle? Per favore Michelle, toglici di torno questa ex modella che l’altro giorno «ha consegnato al dipartimento di Stato i premi alle “donne di coraggio” di tutto il mondo» e ha fatto «un discorso vuoto, privo di ogni passaggio significativo». Proprio così scrive Repubblica: l’insulso intervento femmineo della moglie di Trump «ha conquistato i titoli di tutte le televisioni per il semplice fatto che lei lo avesse pronunciato». Come un Mattarella qualsiasi.

«Melania parla, e non dice niente». Ancora: «Parla e poi subito torna a fare la Bella statuina». Certo, ammette Repubblica, in fondo è un po’ quello il ruolo della first lady. Ma vogliamo mettere con Michelle? Ah, la nostra Michelle. Lei sì che il suo ruolo «lo ha riempito di significato». Invece adesso abbiamo una sciacquetta che lo interpreta «con eleganza, ma senza senso alcuno». Ecco. Melania Trump è l’unica donna di cui si può dire, anzi bisogna dire, che è superflua.

E se non ne avete ancora abbastanza della metafora di Melania-prigioniera-nella-Trump-Tower, eccovi serviti: Melania «non esce mai dalla sua torre», a New York è «una cittadina-aliena». E va bè, oggi sarà a Mar-a-Lago per la visita dei cinesi, ma poi basta, «non chiedetele di più, perché questo è quello che importa a suo marito: che ci sia quando occorre, sorrida e poi torni nella Torre dorata». Insomma, ormai ci siamo capiti, Melania «è così: una donna che c’è e non c’è». E anche se c’è, non ha senso.

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Francamente un po’ deludente, invece, l’articolo di Matteo Persivale per il Corriere della Sera. Abbiamo sì, anche qui, come è giusto, il refrain della «principessa silenziosa che vive in cima a una torre di vetro e cemento», che è una frase talmente fatta da provocarci ormai la nausea, ma siamo qui a combattere contro Trump, mica a scrivere cacchiate in endecasillabi. Abbiamo anche, altrettanto giustamente, la contrapposizione fra l’impalpabile Melania e la mitica «Michelle, la moglie grintosa di un presidente pacato, icona femminista che può davvero diventare il simbolo della resistenza anti-Trump». Ma poi? C’è poco e nient’altro. Viene quasi il dubbio che il pezzo servisse al Corriere solo come scusa per piazzare una foto di Melania Trump in prima pagina. Tanto ormai si sa: come insegnano i giornali anti-sessisti, Melania Trump non serve a niente, a parte indossare il tacco dodici.

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