Al MAGA di Gallarate di generazione in generazione

«Galliani ventenne – scrive Flavio Caroli, curatore – era perso principalmente in due ambizioni. In una ricerca di magia, di seduzione, di fascino che è l’ossessione primaria di ogni grande artista (…) e nella qualità esecutiva, proprio tecnica nel senso antichissimo del termine, della pittura e dei suoi misteri». Galliani fu un artista che ottenne dei grandi risultati grazie alla sua mano e alla sua matita «forse veramente fra le più dotate del secondo dopoguerra», che oggi il MAGA di Gallarate omaggia e mette a confronto con Busci e le sue tele dai colori di fuoco e terra, dove tra macchie e bagliori arancioni si riconoscono sagome di aerei e aeroporti, il simbolo dei nostri giorni.

S’intitola Galliani, Busci. Un Passaggio di Generazione (centro di gravità permanente), la doppia personale della provincia varesina visibile fino al prossimo 3 marzo 2013. Attraverso una serie di opere dell’uno e dell’altro grande interprete del Novecento-Duemila, la retrospettiva definisce un dialogo ideale tra un artista storicizzato, Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954) e un giovane affermato, Alessandro Busci (Milano, 1971), all’interno di un percorso bilanciato tra una dimensione classica e disegnata e una romantica e visionaria.

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