Bianca come il latte, rossa come il sangue: com’è difficile avere sedici anni

Un romanzo d’esordio da un milione di copie e diciannove edizioni straniere. Non se l’aspettava nessuno, meno che mai un insegnante con il pallino della scrittura. Invece l’opera prima di Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue, a tre anni dall’uscita in libreria è ancora in testa alle classifiche di vendita. Un successo che arriva al cinema il 4 aprile, diretto da Giacomo Campiotti e prodotto da Lux Vide e Rai Cinema, e che sembra destinato a diventare un cult tra i giovanissimi.

AMORE E ALTRE CATASTROFI. Il giovane attore Filippo Scicchitano interpreta il sedicenne Leo, un vulcano d’idee e capelli ribelli che si barcamena tra la scuola che proprio non gli va giù, le amicizie fedeli e un amore mai dichiarato. Lei è Beatrice (Gaia Weiss), capelli rossi e accento francese. Gli basta incrociarla la mattina all’entrata di scuola per sentire il cuore che esce dal petto, per il resto della giornata non esiste che lei. La ama da un anno anche se lei non lo sa e quando lo scopre tra i due ragazzi c’è un ostacolo insormontabile, una malattia che sta togliendo a Beatrice ogni forza e ogni speranza. Una notizia che fa sprofondare Leo nella disperazione ma che lo spinge a prendersi cura della ragazza dei suoi sogni, regalandole giornate di sole e risate, musica e balli che alleviano il peso di una sofferenza indicibile. La forza di Leo è il frutto di un incontro destinato a cambiargli la vita, quello con un professore moderno e accattivante (Luca Argentero), che parla dell’amore come del motore di ogni cosa, letteratura compresa, «perché mica Dante e Petrarca scrivevano di edilizia» e che lo aiuta a dare sfogo al suo dolore scambiando colpi sul ring.

ADOLESCENZA. Perché non è facile confrontarsi con la malattia a sedici anni, quando il mondo sembra a portata di mano e la morte non è contemplata come possibilità. A sedici anni dovrebbe esistere solo l’amore per gli amici, per la famiglia, per le persone che fanno battere il cuore. «Ho nostalgia di Dio, di come credevo in lui da bambina», rivela Beatrice a Leo, che non crede in nessuno e non capisce come possa quella ragazza allo stremo delle forze ricominciare a credere in un Dio che non ha fatto nulla per evitarle tanto dolore. Ci penserà la vita a far vacillare le sue convinzioni, facendogli ritrovare il sorriso e soprattutto l’amore, nascosto negli occhi sorridenti di Silvia (Aurora Ruffino), l’amica di sempre, l’unica «capace di riordinare la confusione che ho nella testa». I coetanei di Leo, Beatrice e Silvia ameranno questa pellicola, che snocciola i temi più cari agli adolescenti e si avvale della colonna sonora dei Modà e di alcuni effetti che richiamano videoclip musicali e serial teen. Per le mamme e le sorelle accompagnatrici c’è il bel viso rassicurante di Luca Argentero, chi non lo vorrebbe un prof così?