Attacco Juve. Toni e Amauri hanno segnato come Giovinco, Matri, Vucinic e Bendtner

I bianconeri hanno il miglior attacco della Serie A, ma i limiti delle loro punte si fanno sempre più evidenti: solo 13 gol dei 29 totali sono arrivati dal pacchetto offensivo, mai in rete con le prime 5 inseguitrici.

Le troppe polemiche per gli errori arbitrali dopo il pareggio di ieri tra Inter e Cagliari nascondono alla perfezione i sospiri di sollievo della Juventus, ancora prima a +4 nonostante lo scialbo 0-0 di sabato contro la Lazio. A Vinovo è l’ora della riflessione, su un problema fino ad ora passato sotto traccia senza troppi grattacapi ma che, a lungo andare, rischia di diventare una vera zavorra per i bianconeri: l’attacco.

ATTACCO MIGLIORE DELLO SCORSO ANNO. Questo sebbene la Juventus, con 29 reti all’attivo, sia la squadra che ha fatto più gol in tutta la Serie A, ben 6 in più della sorprendente (e divertente) Fiorentina. 2,2 reti in media a partita: rendimento ottimo, decisamente più alto rispetto alla scorsa stagione, in cui la Vecchia Signora faceva 1,7 reti per match. Ma la partita contro la Lazio ha messo in luce la difficoltà del pacchetto offensivo bianconero: ci sono dei limiti oggettivi nel feeling tra Quagliarella, Giovinco, Matri, Vucinic e Bendtner, autori di meno della metà dei gol messi a segno in campionato dalla squadra, 13 per la precisione. Si dirà, a ragion veduta, che Conte/Carrera/Alessio non adottano tanto un modulo incentrato sulla finalizzazione delle punte sotto rete, quanto uno stile di gioco basato sulla rapidità e la coralità di tutto il gruppo, dove molto vengono valorizzati gli inserimenti dei centrocampisti (autori di 15 gol). È vero, certo. Ma nella giornata in cui sono andati in gol tanti ex bianconeri (Toni, Aquilani, Almiron, Palladino, Marchionni e in Serie B Giannetti) e futuri juventini (Gabbiadini e Boakye) il problema delle punte bianconere appare ancora più evidente.

CONTE TRADITO NEI BIG MATCH. Gli attaccanti juventini segnano tanto, ma sembrano tradire Conte sul più bello: Quagliarella ha fatto sì 6 gol in campionato, ma solo contro Chievo, Bologna e Pescara, e se si prendono i tabellini delle partite giocate dai bianconeri contro le prime 5 inseguitrici (Inter, Napoli, Fiorentina, Lazio, Catania) i dati si fanno ancora allarmanti. In queste 5 partite i gol sono stati solo 4, di cui 0 degli attaccanti. E ancor più imbarazzanti si fanno i paragoni se si guardano due giocatori scaricati dai bianconeri lo scorso anno, Toni e Amauri. Il modenese a Firenze sembra aver trovato una nuova giovinezza, e se si sommano i suoi 4 centri ai 3 del “Mocho Vileda” parmigiano si scopre che i due hanno reso quanto Giovinco, Matri, Vucinic e Bendtner messi assieme.

E IN EUROPA? In Champions il discorso è leggermente diverso: la vena realizzatrice dei bianconeri è costante (2 gol in media a partita, differenza di 0,2 dai valori del campionato accettabile visto il livello più alto della competizione) e degli 8 centri messi a segno 5 sono stati firmati da attaccanti. Percentuali più alte rispetto al campionato, ma con una resa mediocre, che rischia di compromettere il passaggio del turno: coi risultati altalenanti ottenuti fin qui, domani la Juve deve vincere col Chelsea se vuole accedere agli ottavi. Insomma, se fino ad ora la Vecchia Signora non ha avuto il problema di come fare gol, si fa impellente la grana “attacco”, grande con le piccole ma mai concreto nei grandi appuntamenti. Inutile rispolverare il tanto agognato discorso sul “top player”, inutile pensare all’insufficiente risposta data ad esso: già ad agosto era chiaro che Bendtner, che l’Arsenal proprio non se la sentiva di tenerselo dopo una stagione discreta al Sunderland, non sarebbe stato uomo da 15-20 gol a stagione. Fino ad ora, è vero, la coperta ha saputo coprire bene, per quanto corta. Ma se Conte vuole ragionare da tecnico di una grande squadra deve risolvere in fretta l’inconsistenza delle sue punte. L’Europa non perdona; la Serie A, forse, neppure.