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Cinema Fortunato

“Essi vivono” ed è sempre un piacere ritrovarli al cinema

Di Simone Fortunato
16 Ottobre 2026
La forza rabbiosa del cult fantascientifico di Carpenter malgrado la povertà dei mezzi. Lo show inarrivabile dei Queen a Budapest. La pochezza de “La città dei vivi” e di “Quasi Vera”. I film della settimana
Fotogramma del film “Essi vivono” di John Carpenter

Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.

Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante

Essi vivono ★★★★

Di John Carpenter
Anno di uscita: 1988
Dove vederlo: al cinema

Sempre bello rivederlo al cinema. Quintessenza del cinema carpenteriano: tanto cuore, tanta inventiva, pochissimi mezzi. Un’idea fortissima e semplicissima, quella degli occhiali che ti fanno vedere al di là delle cose. Un operaio disoccupato trova degli occhiali da sole e scopre che i cartelloni dicono “OBEY”, le banconote dicono “questo è il tuo dio” e metà dei benestanti sono scheletri con la faccia da alieno. John Carpenter, quello di Distretto 13 e de La cosa, fa fantascienza con quattro soldi e molta rabbia: l’America di Reagan vista da chi dorme sotto i ponti. Poi la rissa tra Roddy Piper e Keith David, sei-sette minuti di cazzotti solo per convincere un amico a mettersi gli occhiali, una delle scene più folli e più inutili della storia del cinema. Peraltro, visto che da queste parti si mastica un po’ di Steinbeck, ci sono omaggi vari e diffusi a Furore, sia al libro che al film di John Ford.


Fotogramma del film documentario “Queen Budapest” di János Zsombolyai con Freddie Mercury

Queen Budapest C.A. ★★★

Di János Zsombolyai
Anno di uscita: 1986
Dove vederlo: al cinema

27 luglio 1986, Népstadion di Budapest, ottantamila persone in un paese dove il rock era guardato con sospetto: il regime mobilitò i suoi migliori operatori, e si vede. Restaurato in 4K con un nuovo mix audio, è uno degli ultimi concerti con Freddie Mercury, padrone dello stadio come pochi nella storia: la voce, la corona, il mantello, un pubblico che canta ogni parola. Il limite è che resta un concerto filmato, senza un’idea di cinema che vada oltre la documentazione: la regia di János Zsombolyai serve, non osa. Per i fan una messa laica, per gli altri un reperto. È comunque un altro modo di intendere la musica, i concerti, soprattutto quelli perduti per sempre e che mai torneranno.


Fotogramma del film “La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini con Valerio Mastandrea

La città dei vivi ★★

Di Edoardo Gabbriellini
Dove vederlo: al cinema

Dal romanzo di Nicola Lagioia sull’omicidio di Luca Varani, Edoardo Gabbriellini (con i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo alla sceneggiatura, che però hanno ritirato la firma per le modifiche apportate al copione senza il loro consenso) cava un film che gira intorno al delitto senza guardarlo mai in faccia. Non mostrare la violenza è giusto; non mostrare quasi altro, meno. Sequenze lunghe in cui non succede niente, belle immagini caricate di significati che restano sulla carta, tensione annunciata e mai trovata. Valerio Mastandrea e Emanuele Maria Di Stefano ci mettono la faccia, e le donne (la fidanzata, la madre) sono la parte più viva e più riuscita. Ha un bel finale, delicato e aperto a una speranza possibile che forse riscatta una prima parte assai anonima e senza mordente.


Fotogramma del film “Quasi Vera” di Fausto Brizzi con Frank Matano

Quasi Vera ★

Di Fausto Brizzi
Dove vederlo: al cinema

Esperienza di visione pazzesca. Frank Matano, aspirante attore a corto di provini, mette insieme un po’ di informatica e un po’ di intelligenza artificiale e si inventa Vera, influencer virtuale con milioni di follower. Instant movie, che termine orrendo. Fausto Brizzi, che ha alle spalle titoli onesti come Notte prima degli esami, Maschi contro femmine e Poveri ma ricchi, da qualche anno insiste su queste fotografie filmate poverissime sul piano della forma e del contenuto. Bla bla baby (2022) era abbastanza terribile, con Alessandro Preziosi che mangiava un omogeneizzato alla platessa contaminato che poi gli fa capire le parole dei neonati. Qui invece l’Ai non è un tema, è un pretesto per una satira assai povera e dalle gag ripetitive.

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