Ipermoralità, l’ideologia dominante del nostro tempo

Di Carlo Marsonet
15 Ottobre 2026
In un mondo in cui l’uomo si auto-divinizza, e in cui Dio è stato espunto, tutto vale. E ogni questione può diventare la battaglia ultima contro il nemico di turno. Il saggio di Alexander Grau
Dimostrazione di Extinction Rebellion a Venezia, 22 novembre 2025 (foto Ansa)
Dimostrazione di Extinction Rebellion a Venezia, 22 novembre 2025 (foto Ansa)

Un maestro ama ripetere che a un convegno, se un relatore non è in grado di esporre efficacemente una tesi e parlare del tema oggetto della propria relazione in dieci minuti contati, allora qualcosa non va. Ecco, coi libri talvolta è così. Intendiamoci: vi sono argomenti che necessitano di quelli che una volta si sarebbero chiamati “mattoni”. E proprio questi ultimi servono anche al lettore da allenamento: il pensiero richiede fatica, attenzione, calma. Vi sono casi, però, in cui poche pagine riescono a fornire una buona quadra di un oggetto. È questo il caso di un libro di qualche anno fa, appena tradotto da Liberilibri: Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione. L’autore, Alexander Grau, è un filosofo e giornalista tedesco che fotografa la tendenza generale a moralizzare ogni questione umana, almeno nei paesi occidentali.

Ragione a doppio taglio

Grau esordisce senza mezzi termini: viviamo in un’epoca che ha fatto dell’ipermoralismo la propria ideologia. Tutto, ormai, dalle questioni politiche, economiche, perfino ecologico viene sostenuto, anzi gridato moralisticamente. Un tempo la morale poteva servire da orientamento per l’individuo: si trattava di una bussola interiore buona per guidare nelle decisioni personali e nelle scelte di vita. La sua derivazione principale era la religione. Ma con l’Illuminismo, il discorso cambia registro. Tutto può essere sottoposto all’argomentazione razionale. Non vi è più nulla che possa sottrarsi al vaglio critico della ragione: grazie a essa, insomma, l’uomo non ha più certezze stabili e regole cui rifarsi in caso di difficoltà.

La ragione, però, è un’amica insidiosa. Si potrebbe dire che consuma se stessa, se non conosce limiti. Può condurre a un relativismo estremo, da un lato, ma può anche paradossalmente creare nuovi culti pseudoreligiosi. Può dare vita a nuove forme di morale prive di elementi che ne frenino il potenziale distruttivo: dopo tutto, la ragione è la nuova ancora di salvezza, e l’uomo è naturalmente bisognoso di qualcosa o qualcuno che prometta proprio salvezza. Ecco allora che, abolendo Dio, l’uomo si è creato da sé un nuovo padrone, molto più pervasivo e molto più tirannico. Una morale creata dalla ragione e per questo assai più capillare e intollerante: non ammette deviazioni da quel che viene concepito come assolutamente giusto da perseguire qui e ora; è dopo tutto la Dea ragione che l’ha fondata, bellezza!

Un’altra Apocalisse

Due punti sono rilevanti: in primo luogo, vi deve essere un’élite di intellettuali che la presiedono, una sorta di classe sacerdotale che vigila su di essa; ne consegue che chi non vi si conforma, diventa un paziente da raddrizzare perché tradisce ciò che la ragione ha scoperto. L’ipertrofia della morale ha dunque un germe totalitario: è universalistica, come lo è la ragione, e pertanto deve abbracciare tutto e tutti. Il bene viene assolutizzato, ma non si capisce più davvero in cosa esso consista, non ha confini precisi e definiti.

In un mondo in cui l’uomo è al centro e si auto-divinizza, e in cui per converso Dio è stato espunto, tutto vale: ne deriva che ogni tema può essere ipermoralizzato e ogni questione può diventare la battaglia ultima contro il nemico di turno. Si tratta, nota Grau, della trasposizione dell’Apocalisse biblica in una sua variante terrena, dal sapore gnostico. Ironia della sorte, «dalla liberazione delle concezioni tradizionali nasce la prigionia nello spirito del tempo».

Un pensatore come Christopher Lasch, che qualcosa del genere aveva vissuto sulla propria pelle negli anni della contestazione, aveva del resto ammonito ormai mezzo secolo fa: fate strame dell’autorità e non otterrete libertà, bensì nuove e più stringenti forme di dominio.

Alexander Grau, Ipermoralità, Liberilibri 2026, 112 pagine, 15 euro.

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