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Così brutti da essere belli. Così falsi da sembrare veri

Di Marco Bona Castellotti
24 Settembre 2026
Una mostra a Milano lascia parlare il contrasto e lo strano accordo che nascono tra opposti valori estetici quando l’arte, passando dall’ideale e dal naturale del Rinascimento alla deformazione manierista, si spinge oltre i canoni classici
Da sinistra, Quentin Metsys, Folle con cucchiaio (1525-1530 circa), Anversa, Phoebus Foundation, e Adriaen Thomaz Key, Maria Maddalena (XVI secolo), Ginevra, De Jonkheere
Da sinistra, Quentin Metsys, Folle con cucchiaio (1525-1530 circa), Anversa, Phoebus Foundation, e Adriaen Thomaz Key, Maria Maddalena (XVI secolo), Ginevra, De Jonkheere

Il tema di questa mostra interessante è esplicitamente enunciato nel titolo “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”. La bellezza e la bruttezza in contrasto fra loro, ma anche in una sorta di strano accordo, quando l’arte, passando dall’ideale e dal naturale, nel Rinascimento, alla deformazione del reale, professata nell’età del manierismo, si spinge oltre i canoni dell’estetica classica, al punto che anche ciò che appare brutto può non esserlo e ciò che appare vero può essere artificiosamente simulato. Il percorso della rassegna risulta vario e complesso e si modella in base alla diversificazione dei fondamenti culturali che sostengono espressioni dell’arte, in particolare della pittura, comprese in un ampio panorama europeo, dall’Italia alle Fiandre. La prima edizione di questa mostra venne realizzata a Bruxelles e in seconda battuta a Milano, con numerose aggiunte e novità. Sul piano didattico, sia chiaro che il termine Rinascimento si estende ampiamente...

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