Il Paese dei Normali

La donna che ha smesso di bucarsi

Di Fabio Cavallari
30 Agosto 2026
In casa conserva ancora una siringa. È chiusa dentro una scatola di latta, insieme alle fotografie di sua madre e a un biglietto dell'autobus. Non la guarda quasi mai. Ma non l'ha mai buttata.
Foto Depositphotos

La prima cosa che fa ogni mattina è preparare il caffè. Lo beve lentamente, guardando dalla finestra il cortile del condominio dove i bambini giocano prima di andare a scuola. Li osserva come si osservano gli uccelli migratori: con la gratitudine di chi sa di non appartenere più a quel tempo.

Sono diciotto anni che non si buca più. Li conta senza orgoglio e senza paura. Diciotto anni sono soltanto un modo diverso di dire che, da diciotto anni, ogni mattina ricomincia da capo.

Lavora in una lavanderia industriale. Le lenzuola arrivano sporche e ne escono bianche. Dice che il cotone è più semplice delle persone. Basta acqua, sapone e pazienza. Gli uomini, invece, trattengono le macchie nei punti che non si vedono.

Ogni tanto qualcuno scopre il suo passato. Succede sempre allo stesso modo. Una domanda fatta con leggerezza, un nome pronunciato da chi c’era, un quartiere che ritorna all’improvviso. Allora il silenzio cambia consistenza. C’è chi diventa improvvisamente gentile e chi, invece, comincia a tenere la borsa un po’ più stretta.

Lei non si difende mai. Ha smesso di raccontare la propria storia quando ha capito che le persone non ascoltano per capire. Ascoltano per decidere da che parte metterti.

La siringa

In casa conserva ancora una siringa. È chiusa dentro una scatola di latta, insieme alle fotografie di sua madre e a un biglietto dell’autobus che non ricorda perché abbia tenuto. Non la guarda quasi mai. Ma non l’ha mai buttata.

Una collega, un giorno, le ha chiesto il motivo.

«Per ricordarti quello che sei stata?».

Lei ha scosso la testa.

«No. Per ricordarmi quello che posso tornare a essere».

Domani

La sera, tornando a casa, passa davanti ai giardini dove una volta comprava la droga. Ci sono panchine nuove, un’altalena, una fontanella che prima non c’era. I ragazzi sono cambiati. Le facce anche. Solo il desiderio è rimasto identico.

Cammina senza accelerare il passo. Ha imparato che certe battaglie non si vincono una volta per tutte. Si attraversano ogni giorno, come un ponte sospeso sul vuoto.

Quando rientra nel suo appartamento, appoggia le chiavi sul tavolo, prepara il caffè per la mattina dopo e spegne la luce.

Domani ricomincerà tutto.

E, anche domani, dovrà scegliere un’altra volta.

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