Pigi Bernareggi, che «camminava guardando il cielo»
All’incontro del Meeting di Rimini intitolato “Nulla anteporre a Cristo”, motto del sacerdote italiano trapiantato in Brasile Pierluigi Bernareggi tornato alla casa del Padre cinque anni fa, l’arcivescovo di Belo Horizonte mons. Walmor Oliveira de Azevedo non ha voluto far mancare un messaggio audio, lui che al funerale nel gennaio 2021 lo definì un “santo (testardo)” e un “giusto di Dio”.
Lo stato del Minas Gerais ha da poco istituito un premio intitolato al suo nome riservato a coloro che si distinguono per l’azione a favore di un abitare dignitoso. Personalità pubbliche ed esperti di ogni estrazione riconoscono che le leggi che in Brasile hanno promosso il risanamento delle favelas attraverso la loro stabilizzazione e inserimento nel tessuto urbano condotti insieme alle comunità locali hanno tutte il loro antenato nella normativa Pro-Favela introdotta a Belo Horizonte nel 1984 col concorso decisivo e insostituibile di padre Pigi. Un Comitato Padre Pigi Bernareggi si è costituito quest’anno in Italia, e un altro in Brasile, allo scopo di far «conoscere e custodire l’eredità spirituale, umana e culturale di Padre Pigi».
Da dove nasce l’interesse per Pigi Bernareggi
Da dove originano questo interesse e questa sollecitudine per una personalità appassionata e dinamica, ma anche schiva e inclassificabile, come il sacerdote milanese che dedicò 57 anni della sua vita alla missione in Brasile? Un aiuto a rispondere a questo interrogativo lo hanno dato le due ospiti dell’incontro che si è svolto presso lo spazio riservato alla rivista di Comunione e Liberazione Tracce al Meeting:
Rosetta Brambilla missionaria Memores Domini, prima infermiera e poi educatrice, che ha condiviso fede, vita e opere con padre Pigi per 44 lunghi anni, fra le altre cose affidando a lui la formazione umana e cristiana delle 180 unità di personale che operano al servizio delle Opere Educative don Luigi Giussani, una rete di asili e di strutture di ospitalità per 800 bambini delle famiglie più povere di Belo Horizonte; Anna Michelini, manager e a suo tempo cooperante Avsi dei progetti finanziati dal ministero degli Esteri italiano, dall’Unione Europea e dalla Banca Mondiale che permisero di realizzare i primi interventi della legge Pro-Favela a Belo Horizonte.
Un volto «carico della presenza di Cristo»
Ed è stata Anna a sintetizzare il ruolo pubblico di padre Pigi: «Ha avuto un’influenza decisiva sulla pastorale per i favelados della Chiesa cattolica e sulla crescita dei movimenti popolari per il diritto alla casa a Belo Horizonte». Nelle parole di Rosetta tutta la densità della sua presenza cristiana, percepita nel loro primo incontro in terra brasiliana: «vedere il suo volto silenzioso carico della presenza di Cristo è stato l’inizio di un aiuto che mi ha accompagnato per tutta la vita». E ancora: «Era un uomo che camminava guardando il Cielo, cioè guardando Dio, e questo gli consentiva di avere uno sguardo sulla profondità delle persone e delle cose».
Senza perdersi troppo in cronologie, nomi, sigle e realizzazioni puntuali, che avrebbero esplicitato i giudizi sintetici sopra detti ma richiesto un tempo e una concentrazione da parte dei presenti che non si possono chiedere a un incontro della kermesse milanese, le relatrici hanno aiutato i presenti a farsi un’idea dell’argomento padre Pigi raccontando due storie che lo hanno riguardato da vicino.
Una messa per la Favela
La prima è la storia della contesa per un’area dell’allora favela Primero de Maio designata per l’applicazione della legge Pro-Favela che avrebbe consentito a decine di famiglie di avere un tetto legale e dignitoso, ma che si scoprì essere stata rivendicata come di propria proprietà da una società anonima interessata a costruirvi un centro commerciale (sic). Il ricorso in giustizia da parte della stessa condusse alla sua recinzione ed esclusione dai progetti di riforma. Che si fosse dimostrata o no la veridicità della rivendicazione di proprietà, la legge Pro-Favela appena approvata avrebbe permesso di espropriare l’area a favore dei favelados, ma bisognava fare presto: fosse partita l’edificazione dell’area da parte della società anonima, la partita sarebbe stata persa.
«Si decise di occupare l’area con baracche scalcinate e provvisorie ma dotate di tetto: in tal caso la polizia non può intervenire ad abbatterle, perché serve un’ordinanza di un magistrato, cosa che richiede tempo. Per non scontrarci con gli scagnozzi incaricati di fare la guardia alla recinzione organizzammo la cosa di sabato, quando la struttura era incustodita. Ci volle un po’ di tempo per tirar su le baracche, perché il terreno era irregolare, e a un certo punto ci rendemmo conto che stava per arrivare la polizia».
Allora Pigi «anticipò la celebrazione della messa, che era prevista alla fine della mattinata: eresse un altare proprio davanti all’ingresso della recinzione, confidando che i poliziotti non avrebbero avuto il coraggio di interrompere una celebrazione eucaristica. Infatti quelli che arrivarono si arrestarono e si misero in un atteggiamento di profondo rispetto, togliendosi i caschi. Pigi tenne un’omelia interminabile, tutta centrata sulla promessa di Jahvé di dare una terra agli ebrei, con allusioni plateali alla situazione che vivevano i favelados; persino molti poliziotti si commossero, e quando la messa ebbe fine, un discreto numero di baracche con tetto era stato eretto. A quel punto i poliziotti non la presero bene, e nacque un litigio: Pigi finì arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale. Lo tirò fuori dalla cella l’allora arcivescovo di Belo Horizonte, mons. Serafim Fernandes de Araujo».
Pigi Bernareggi e il boss
La seconda storia è più recente, e riguarda le minacce di morte che il missionario ricevette da parte di una gang di narcos dopo che un giornale aveva storpiato una sua dichiarazione, trasformandola in un atto di accusa per una specifica azione che sarebbe stata compiuta da uno dei loro boss, conosciuto come Marcelino. «A Pigi giunsero inviti ad abbandonare il paese come condizione per avere salva la vita, e invece lui fece esattamente il contrario: decise di recarsi nell’area sotto il controllo della gang per chiarire di persona le cose con Marcelino, e portò con sé una scultura in legno del volto di Cristo. Fu accolto con modi bruschi, ma venne ammesso alla presenza del boss».
Il boss «si difese dall’accusa di avere cacciato un’anziana signora dalla sua baracca per trasformarla in un deposito della droga da vendere nel quartiere mostrando l’abitazione che aveva fatto costruire per la signora e dove la stessa si era trasferita: una casetta coi mattoni a vista che a Pigi fece venire in mente il racconto di Bianca Neve e i sette nani. “Guarda cosa ti ho portato”, disse semplicemente all’interlocutore, mostrandogli e consegnandogli il volto di Cristo. Cosa che sul volto di Marcelino produsse un prodigioso sorriso che a sua volta produsse viva gioia nel cuore del sacerdote. Perché, spiegò poi decine di volte “Cristo è tutto presente nell’istante, e in quell’istante Cristo si è manifestato visibilmente sul volto di Marcelino”».
La preferenza è una cosa seria.
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La “scuola” della caritativa in Bassa
Nel commento di padre Pigi c’è anche tutta la sua teologia della missione, più volte da lui esplicitata: il missionario non è colui che porta Cristo a esseri umani che non lo conoscono e che gli sono estranei; il missionario è colui che aiuta a far emergere a livello di coscienza, o almeno di aurora di consapevolezza, Cristo che è già presente nella persona, fosse anche il peggiore degli uomini. Il riconoscimento della dignità di ogni individuo è fondato sulla certezza che Cristo è tutto in tutti: è la presenza di Cristo che giustifica la dignità inviolabile e i diritti tutti di ogni persona.
Lo scandalo per le ingiustizie non basta ad animare un’azione sociale e politica a vantaggio dei più deboli: fatalmente scadrà nella violenza, nell’ideologia, nelle lotte di potere. È il fascino della presenza di Cristo riconosciuta nella persona bisognosa che spinge a lottare per il miglioramento anche materiale della sua vita. Avendo presente che il bisogno umano va ben al di là dei bisogni materiali, ed è per condividere il bisogno di senso ultimo che il cristiano si impegna nelle questioni socio-politiche. Cosa che Pigi diceva di avere imparato facendo caritativa nella Bassa milanese con Gioventù Studentesca negli anni Cinquanta. Tutte cose che arcivescovo, Rosetta, Anna e i Comitati ben sanno, e che cercheranno di far sapere sempre di più.
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