Nel 2013 Montevideo presentava la legalizzazione come un «esperimento di avanguardia». Oggi i ricercatori ammettono che la canna innocua non esiste e il mercato nero ringrazia
Manifestazione per chiedere la legalizzazione della coltivazione domestica di cannabis, nel centro di Montevideo, Uruguay, 8 maggio 2013 (foto Ansa)
Per anni in Europa la cannabis è stata raccontata come la droga «leggera» per eccellenza: poco più di un innocuo rito generazionale, accompagnato dai peana per la liberalizzazione. Quella narrazione trovò nell’Uruguay di José "Pepe" Mujica il suo laboratorio politico più celebre. Nel 2013 Montevideo presentava la legalizzazione come un «esperimento di avanguardia». Il presidente di allora, ex guerrigliero diventato icona di sobrietà e realismo, sosteneva che qualcuno dovesse essere il primo a tentare una via diversa dalla guerra alla droga.
L’obiettivo dichiarato era sottrarre il mercato ai narcos, tutelare la salute pubblica e mettere lo Stato al centro della regolamentazione. Oggi, a più di un decennio di distanza, proprio dall’Uruguay arrivano dati che obbligano a guardare quell’esperimento da un’altra prospettiva.
La ricerca che affossa il "modello Uruguay"
Una ricerca condotta dal medico Rodolfo Ferrando, professore aggregato di Medicina nucleare e Immaginologia molecolare dell’Un...
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