Cinema Fortunato
Mai Spielberg aveva fatto un disastro come “Disclosure Day”
Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.
Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante
Disclosure Day ★
Di Steven Spielberg
Dove vederlo: al cinema
Terribile, spero non definitivo rincoglionimento totale di Steven Spielberg che fa un mix osceno dei suoi film più belli di fantascienza, da Incontri ravvicinati e E.T. fino a Minority Report, banalizzando però il tutto a una favoletta ecologista ambientalista alienista. Ci sono persino dei riferimenti trash al buonismo cristiano che passerebbero proprio da questi cuginetti di E.T., il cui messaggio di pace, amore, fratellanza non sarebbe compreso dall’umanità in guerra. Devo dire che Spielberg, forse per via dell’età, non ha proprio brillato negli ultimi anni, ma mai aveva combinato un disastro del genere. Una storia raffazzonata, scritta malissimo da David Koepp, il suo sceneggiatore di fiducia, che fa innanzitutto quello che uno sceneggiatore non dovrebbe fare mai, e cioè lo spiegone di ogni sequenza. Amico mio, se in 145 minuti mi devi spiegare ogni quarto d’ora cosa sta succedendo, forse c’è qualcosa che non va. E poi Spielberg ci mette del suo: lui che è sempre stato un maestro nel coniugare spettacolo e contenuti, stavolta non fa né l’uno né gli altri. Le scene d’azione sono risicate e peraltro ripetute sempre uguali, e i cosiddetti contenuti sono cosa risibile.

Masters of the Universe ★★★
Di Travis Knight
Dove vederlo: al cinema
Incredibilmente non trash, ma divertente, ritmato e autoironico. Produttori, regista e sceneggiatore hanno trovato la strada giusta. Come rivitalizzare i pazzeschi pupazzetti ipermuscolosi e vagamente omosessuali? Rendendoli ipermuscolosi e omosessuali. Il film ha solo il difetto di essere un po’ troppo lungo: la parte iniziale, con la presentazione di Adam sfigato, vestito di rosa, è molto simpatica ma rallenta l’azione. Quando si passa a Eternia, si cambia registro con ironia a profusione e qualche trucco di sceneggiatura – tipo lo svelamento del nome d’arte di Adam – ben riuscito. È un’operazione cialtrona e volutamente sopra le righe, come erano stati il primo Guardiani della galassia e il terzo Thor.

La valle dei sorrisi ★★
Di Paolo Strippoli
Dove vederlo: Sky
In una valle remota, tra le montagne del Nord Italia, una comunità stranamente sembra non toccata da una tragedia consumatasi qualche tempo prima. Discreto thriller horror all’italiana, ben diretto e montato dal giovane Paolo Strippoli. Ha anche un buon cast, tra cui il protagonista, Michele Riondino, e tanti bravi caratteristi come Roberto Citran e Sergio Romano, uno dei due attori de Le città di pianura, che ora capita di rivedere ovunque. L’idea è notevole, per quanto già sfruttata: in mezzo a non definite montagne, la gente, pur trafitta da un dolore lancinante, sembra non conoscere più la tristezza. Non sono più capaci di piangere ma affrontano ogni giorno la vita con sguardo ebete e stupidamente ottimista. Chissà cosa sarà successo. Mi piace questa idea che non solo non è normale ma nemmeno umana, non soffrire o comunque aver perso la sensibilità al dolore. Mi piace un po’ di meno la risoluzione dell’intreccio, la svolta un po’ horror e gratuita sul finale. Rimane un buon film zoppicante nella parte conclusiva, che riprende le atmosfere di un film superiore e bellissimo e che affrontava più o meno lo stesso tema, Il dolce domani di Atom Egoyan.

Il dolce domani ★★★★
Di Atom Egoyan
Anno di uscita: 1997
Dove vederlo: Chili
Straordinario film di Atom Egoyan, regista armeno trapiantato in Canada e da sempre legato al dramma della sua terra d’origine. È da leggere in quest’ottica, ovvero l’elaborazione di un lutto indicibile, la vicenda di questo strano film uscito nel 1997 e sempre sospeso tra fiaba e sogno lontano. In un piccolo paesino canadese, la comunità si è stretta nel mutismo e nell’isolamento dopo un terribile incidente che viene nel film evocato gradualmente, come una cosa lontanissima. Immersa nella neve e nel ghiaccio, la gente del paese si vede arrivare un avvocato deciso a far chiarezza sulle cause della tragedia. Film bellissimo, tutto giocato sul dolore sepolto e sul non detto. Egoyan, che sceneggia un romanzo di Russell Banks, invita lo spettatore a unirsi in questo rito collettivo, un lungo viaggio nella memoria, nel ricordo, in una parola alle radici di una colpa rimossa che però si vuole prima indicare e poi chiamare per nome.
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1 commento
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Caro Fortunato, per quanto riguarda Disclosure Day, sono d’accordo che il magic touch di Spielberg ormai si sia esaurito da tempo, soprattutto da quando si ostina a produrre film che durano almeno 20 minuti in più del necessario.
Penso che non lo vedrò per non rovinare il ricordo di uno dei più grandi narratori del cinema moderno.
Insistere poi a collaborare con uno dei peggiori sceneggiatori della storia del cinema, David Koepp, è veramente un peccato mortale!
Comunque sull’argomento “essi sono tra noi” che assilla il regista, ricordo che lo stesso Spielberg ispirò e produsse una serie televisiva nel lontano 2002: “Taken”, episodi lunghi 90 minuti e stessa identica ossessione tra complotti governativi e rapimenti alieni.
D’altronde l’idea dei governi che nascondono al popolo i misteri ultraterreni era nel finale del primo Indiana Jones dei Predatori dell’arca (pur ammantato di sana ironia) e anche la scena iniziale del non memorabile quarto episodio dell’archeologo.
Insomma: una fissa!