Il sacco dimenticato del Nord
Fino a una manciata di giorni dal referendum sulla giustizia, il centrodestra ha provato a negare che avrebbe avuto conseguenze politiche. Ovviamente le ha avute. La vittoria del no è stata significativa, e il centrodestra ha pagato l’inferiore capacità di mobilitazione dei suoi. Ma è interessante guardare alla distribuzione geografica del voto. Nonostante le amministrazioni di centrodestra, il no ha vinto in Calabria, Lazio e Piemonte. In Campania ha preso il 67 per cento, con una punta del 75 per cento a Napoli.
In Veneto il sì ha preso quasi il 58 per cento. In Friuli-Venezia Giulia ha superato il 54 per cento. In Lombardia il 53 per cento – la provincia di Milano ha però votato compattamente no.
Solo un caso? In Italia esiste una questione meridionale. Nonostante il Paese sia stato unito negli anni Sessanta dell’Ottocento, il reddito pro capite nel Sud non è mai stato – fatti salvi dieci anni nell’immediato dopoguerra – su una traiettoria di convergenza con il reddito pro capite nel Nord. Tutt’oggi al Sud si guadagna in media la metà che al Nord. La vita è meno cara, è vero, e le dimensioni dell’economia informale sono più ampie, e quindi maggiore la possibilità di integrare il reddito “ufficiale”. Si parla tanto di disuguaglianze, ma si tace il fatto che le disuguaglianze più rilevanti dipendono sostanzialmente da dove sei nato. Pensate al film Mixed by Erry di Sydney Sibilia, che racconta la storia dei fratelli Frattasio di Napoli. I Frattasio erano ancora ragazzini quando costruirono un autentico impero della duplicazione illegale di musicassette. Erry aveva un talento straordinario nel mixare le compilation. Le sue musicassette – vendute a prezzi popolari nei mercatini e per strada – diventarono un fenomeno di massa. Si stima che lui e i fratelli ne producessero milioni di copie. Fossero nati negli Stati Uniti, avrebbero inventato Netflix. E forse, fossero venuti al mondo in Brianza, sarebbero stati innovatori del mobile e del design. Dai quartieri più popolari di Napoli il loro spirito imprenditoriale non riuscì a portarli via se non in quel modo. In un ambiente segnato da illegalità diffusa, scarso rispetto dei diritti di proprietà e ben motivata sfiducia in qualsiasi transazione che si compia alla luce del sole, l’istinto dell’intrapresa non esce dagli spazi interstiziali.

Meridione e settentrione
Il meridionalismo è stato il tentativo storico di risolvere il problema con i trasferimenti: forzando l’accumulazione di capitale nel Sud. Per quanto vada di moda rivalutare la politica industriale – che in Italia è stata soprattutto il tentativo di industrializzazione coatta del Mezzogiorno – l’esito è stato un fallimento. Le meste “cattedrali nel deserto” dovrebbero ricordarcelo.
Ma oltre alla questione meridionale, esiste anche una questione settentrionale. La sollevò per primo Umberto Bossi, il vero elefante in cristalleria della Prima Repubblica. In Italia negli anni Settanta la spesa pubblica quasi raddoppia in percentuale del Pil e più che raddoppia in termini reali. Il numero degli impiegati pubblici triplica. L’obiettivo della classe dirigente italiana, cinta d’assedio dal terrorismo, è assicurarsi consenso nel Sud, evitando che si diffonda la tentazione della lotta armata. L’obiettivo è politicamente ragionevole, gli strumenti economicamente spericolati. La Lega nasce quando la gallina padana comprende che le sue uova d’oro le vengono sottratte col pretesto di spingere il Sud verso lo sviluppo ma, di fatto, per mantenere un ceto essenzialmente parassitario.
I leghisti nei tempi d’oro dicevano che la rapina fiscale ai loro danni non aveva paragoni nel mondo sviluppato. Avevano ragione.
I conti di Luca Ricolfi
Qualche anno fa Luca Ricolfi riprese il tema in un libro controverso e discusso, Il sacco del Nord. Ricolfi sottolineava come ogni anno circa 50 miliardi venissero trasferiti dal Nord al Sud. Ricolfi usava una metodologia di calcolo che chiamava “contabilità liberale”, che escludeva dalla spesa pubblica le voci considerate “non discrezionali” come previdenza, difesa e interessi sul debito. Ciò abbassava significativamente il trasferimento netto stimato. Le stime che invece considerano l’intero residuo fiscale – spesa pubblica erogata meno imposte pagate – portano a cifre doppie o triple. Per mettere le cose in prospettiva, è bene notare come i cittadini lombardi paghino circa 46 miliardi di Irpef all’anno. Non è un’approssimazione spericolata dire che, in assenza di trasferimenti, i cittadini del Nord potrebbero godere del medesimo livello di spesa pubblica senza pagare imposte sul reddito. Non con una flat tax del 25 per cento. Senza pagare un centesimo di imposta sul reddito delle persone fisiche.
La guerra di secessione americana
Duecentocinquanta anni fa, gli americani si separarono dalla madrepatria per imposte del valore di circa l’1-1,5 per cento del reddito. Le tasse contestate dai coloni – lo Stamp Act del 1765, i Townshend Acts del 1767, la tassa sul tè – ammontavano complessivamente a poche centinaia di migliaia di sterline all’anno per l’intero sistema coloniale, cifra che tradotta in dollari odierni si aggirerebbe probabilmente attorno ai 50-100 milioni di dollari in totale. Per una popolazione di circa 2,5 milioni di persone, vuol dire pochi dollari pro capite.
La gallina del Nord invece continua a pagare e a tacere. Nel corso del tempo ha perso il suo partito di riferimento: o meglio, la Lega ha smesso di fare il sindacato territoriale, forse anche in ragione dell’impossibilità di realizzare il federalismo. Alle ultime elezioni il Settentrione ha votato compattamente per Fratelli d’Italia, che è diventato il primo partito sopra il Po. Nulla nell’azione di governo lascia intendere che la premier se ne sia avveduta.
Al referendum, la diversa sensibilità sulla giustizia suggerisce che fisco e cultura politica non abitano pianeti separati. Il Nord non solo intraprende, ma pensa diversamente.
Il fallimento del meridionalismo riguarda la cura somministrata. Il settentrionalismo si è fermato alla diagnosi, eppure è stato rapidamente archiviato. Resta l’elefante nella stanza. È un miracolo che la politica in Italia vada avanti senza farci i conti, e soprattutto che così facciano i cittadini del Nord. Se miracolo è la parola giusta.
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