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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

La “normalità” come carta politica

Di Lodovico Festa
14 Gennaio 2026
L’immagine di serenità e stabilità che rafforza Giorgia Meloni sia dentro che fuori dai confini dell’Italia, che si tratti di guerra in Ucraina, sicurezza, giustizia o economia. Rassegna ragionata dal web
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla conferenza stampa di fine anno a Palazzo Chigi, 9 gennaio 2026 (foto Ansa)
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla conferenza stampa di fine anno a Palazzo Chigi, 9 gennaio 2026 (foto Ansa)

Sulla Nuova Bussola quotidiana Ruben Razzante scrive:

«Nel complesso, la conferenza ha restituito l’immagine di una leadership che punta a controllare l’agenda e il racconto politico più che a entrare nei dettagli tecnici, utilizzando il confronto con i giornalisti come strumento per rafforzare l’idea di stabilità, determinazione e continuità dell’azione di governo, in un contesto interno e internazionale che la premier descrive come complesso ma governabile».

Nonostante qualche scatto tipico di chi ha un carattere combattivo, Giorgia Meloni, come spiega Razzante, riesce a trasmettere un’immagine di normalità politica che in un’Italia che ha bisogno di serenità come il pane, diventa un’importante carta politica.

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Su Formiche Gianluca Zapponini scrive:

«“Sicurezza e crescita sono i miei due focus di questo anno. Ma oggi scontiamo forze esogene che sono molto difficili da gestire come il rallentamento della Germania. Guardo sempre con prudenza ai giudizi delle agenzie rating anche se raccontano di uno stato di solidità dell’economia italiana che deve farci piacere, ma per valutare lo stato dell’economia reale il dato significativo è l’occupazione che presenta dati incoraggianti, così come il potere di acquisto”. Di qui, una rotta. “Gli obiettivi del governo, sono continuare a sostenere l’occupazione e lavorare sui prezzi dell’energia sui quali ci sarà un provvedimento in uno dei prossimi Consigli dei ministri, oltre a lavorare per il sostegno agli investimenti”.

Meloni ha citato in proposito un modello, sul quale incardinare la politica economica dei prossimi mesi. Quello della Zes unica, vale a dire la creatura architettata dall’allora ministro per gli Affari Ue e oggi vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, per dare al Mezzogiorno quella spinta di cui ha bisogno: meno fisco, meno burocrazia, più industria. E che rappresenta una delle più grandi aree economiche speciali in Europa, integrando semplificazioni amministrative e vantaggi fiscali per attrarre investimenti. “Il modello Zes unica speciale è il modello dal quale partire per favorire gli investimenti”, ha messo in chiaro Meloni. “Se mi si chiede quale considero il modello per sostenere gli investimenti secondo me è quello della Zes unica del Mezzogiorno, il modello dal quale partire per favorire gli investimenti per tutto il territorio nazionale”».

La carta principale che la Meloni ha acquisito è un certo peso sulla scena internazionale, come si è visto anche nella gestione del trattato Ue-Mercosur: peso che le consente di evitare quella subalternità all’antica diarchia franco-tedesca che ha inciso non poco sullo stato della nostra economia e delle condizioni dei nostri lavoratori. Non sempre, peraltro, la sua squadra è stata all’altezza di performance come quelle di Raffaele Fitto nella gestione della Zes unica per il Sud.

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Su Euronews si scrive:

«In merito alla crisi internazionale e alla guerra in Ucraina, Meloni ha chiarito la posizione italiana: “Se l’Europa decide di parlare con solo una delle due parti in campo temo che il contributo che può portare sia limitato. Il problema è chi deve farlo. Se noi facessimo l’errore di riaprire le interlocuzioni con la Russia e di andare in ordine sparso faremmo un favore a Putin. L’ultima cosa che voglio fare nella vita è un favore a Putin”.

Meloni si è detta “favorevole all’indicazione di un inviato speciale dell’Ue sull’Ucraina” e, commentando il dialogo con Mosca, ha osservato: “Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti della Russia con l’Italia, come Macron l’ha fatto sull’Europa. In questo caso penso che Macron abbia ragione, credo che sia il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”».

La mossa di convergere con Macron sulle trattative con Vladimir Putin per trovare insieme un modo perché conti l’Unione Europea e non solo questo o quello Stato membro, dimostra una ammirabile abilità politica che spero si possa dimostrare anche su altri fronti: per esempio su quello di Gaza.

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Su Tgcom24 si scrive:

«“Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati. Detto ciò, “i risultati per me non sono sufficienti”, dunque “questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”, ha continuato Meloni. “Sono moltissime le iniziative che abbiamo varato”, ha ricordato il premier. “Trentamila assunti tra le forze dell’ordine”, “lo sblocco di investimenti fermi da molto tempo” sul tema, “il decreto sicurezza molto contestato dalle opposizioni che ora rivendicano sicurezza”, “la lotta alla mafia con 120 latitanti catturati”, “il lavoro fatto su Caivano”. Tra i provvedimenti “che stiamo studiando” c’è anche quello sulle “baby gang”, ha aggiunto Meloni, secondo cui “alcuni di questi provvedimenti cominciano a dare risultati: nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5 per cento”.

“Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura. Cito due o tre casi dalla cronaca degli ultimi giorni. Escluso il caso del capotreno, ricordo il caso dell’imam di Torino. La polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l’espulsione e l’espulsione viene bloccata. Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni, era stata più volte denunciata per i pregressi tentativi di omicidio ma l’autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero. Ad Acerra una persona è stata arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi, ma è stata rimessa in libertà dall’autorità giudiziaria. Posso citare decine di casi. Quando questo accade è vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione può fare la differenza”, ha proseguito Meloni».

Se un magistrato, pm o giudice che sia, considera una legge conflittuale con la Costituzione ha il diritto/dovere di rivolgersi alla Corte suprema, non quello di non applicare la legge approvata dal Parlamento e di inventarsene una sua. Speriamo che, superato positivamente il referendum sulla legge Nordio per la separazione delle carriere, il nostro sistema giudiziario torni a funzionare sempre e compiutamente in modo razionale.

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1 commento

  1. Rinaldo Perovich

    Avanti così.

I commenti sono chiusi.